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Odissea, Europa, Mediterraneo: Ulisse torna in un frammento nascosto da secoli

by Marco Battistini
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Roma, 22 set – Dall’epica eroica dell’Antica Grecia alle biblioteche dell’Università di Utrecht, passando per l’Egitto romano. “Partito” quasi due millenni fa dall’oasi del Fayyum – a Sud-Ovest del Cairo, una trentina di chilometri dal Nilo – il frammento di un papiro riportante versi dell’Odissea è stato scoperto da Mark de Kreij, ricercatore olandese della Radboud University di Nijmegen.

Nascosto per secoli

Come riporta il sito dello stesso ateneo – tra i più importanti d’Europa – in questi pochi centimetri di manoscritto, vergata su entrambi i lati, sono riportati passaggi del dodicesimo libro della suddetta opera omerica. In particolar modo è descritto il momento in cui Helios scopre il sacrilegio compiuto dagli uomini di Ulisse che si erano consapevolmente sfamati con le vacche care alla divinità solare. Zeus scatenò in seguito una terribile tempesta. L’unico superstite risulterà essere proprio il re di Itaca.

Databile intorno al terzo secolo, oltre al contenuto è interessante il “viaggio” effettuato dal reperto. A metà del secolo scorso infatti l’Utrecht University acquistò una collezione di documenti paleocristiani appartenuti all’orientalista tedesco Carl Schmidt. Si trattava di pergamene in copto – la lingua egizia basata sull’alfabeto greco – e papiri. Rimasto nascosto tra questi reperti, danneggiato e scolorito, il frammento risultò di primo acchito apparentemente insignificante. Il dottor de Kreij riconobbe però in quell’insieme ordinato di lettere diverse parole tipiche dei poemi omerici. Ulteriori ricerche hanno appurato la provenienza “epica” del particolare reperto – comparabile solamente ad un’altra trentina di frammenti ad oggi conosciuti.

Odissea, un antico formato tascabile?

Ma c’è di più. Se da una parte troviamo ulteriore conferma di ciò che già sappiamo – il Mediterraneo antico come spazio condiviso da diverse identità, l’importanza della letteratura greca nella Roma antica – il fatto che con ogni probabilità il tutto provenga da una sorta di “edizione tascabile”, quindi copia personale e portatile, ci mette davanti a un certo grado di “popolarità” – se così vogliamo chiamarla, con tutte le contestualizzazioni del caso – dell’Odissea.

Un ulteriore tassello nella lunga catena che collega antichità e tempi moderni. Se la stampa dei poemi omerici arrivò solamente un millennio abbondante più tardi – con l’edizione fiorentina del 1488, seguita tre lustri dopo dalla versione veneziana – per secoli anche le composizioni letterarie fondatrici della civiltà europea sono state trasmesse per scritture, riscritture, eventuali perdite, trasferimenti. Da qui l’importanza storica del ritrovamento.

Europa mediterranea, Mediterraneo europeo

Culturalmente educata dal mondo greco la Città Eterna ha conquistato militarmente e poi ordinato con diritto, amministrazione, organizzazione e infrastrutture il bacino del Mediterraneo. Secondo recenti ricerche i romani avrebbero edificato qualcosa come trecentomila chilometri di strade, alle quale vanno ovviamente aggiunte tutte le rotte navali del Mare Nostrum. Viaggiavano merci – a proposito: l’Egitto veniva considerato il granaio dell’Impero – ma anche cultura. E il manoscritto che racconta le avventure di Ulisse, ritrovato casualmente da un ricercatore in una biblioteca del Vecchio Continente, in un certo senso, ha compiuto un viaggio analogo a quello del suo protagonista.

Marco Battistini

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