Damasco, 28 ago – Sette giorni in Siria cambiano veramente la propria prospettiva del mondo. Il profumo di spezie nelle strade, il sorriso dei siriani, i suq brulicanti di vita, la reale integrazione di culture e religioni differenti unite dall’identità comune e dal sentimento di Patria: tutto questo era la Siria e tutto questo, Inshallah, è la Siria. Per sette giorni siamo stati immersi in un turbinio incredibile di emozioni, passando dalla città liberate che tornano velocemente e faticosamente alla vivace quotidianità, al deserto silenzioso, fino alle rovine che odorano ancora di morte, sangue e desolazione.

Identità e integrazione

Tutto qui parla di storia, di radici e della nostra cultura. Romanità, cristianesimo e Islam si fondono in un armonico connubio di civiltà. Prima della distruzione dei gruppi terroristici di Jabhat al-Nusra e Isis, nessuno aveva mai cancellato ciò che era stato costruito in precedenza, semmai aggiunto una tessera ad uno splendido mosaico. Stona così ancora più forte la volontà dei cosiddetti “ribelli moderati” supportati altresì dall’occidente, di voler eliminare dalle cartine geografiche un Paese come la Siria, che potrebbe diventare un esempio riguardante il tanto pontificato multiculturalismo.


Lo stato d’animo dei siriani non è difficile da comprendere. Basta calarsi un attimo nei loro panni. Immaginatevi di svegliarvi un giorno nel vostro Paese guidato da un presidente (Bashar al-Assad), certamente non un rappresentante democratico nell’accezione occidentale ma un leader forte che ha sempre garantito un effettivo Stato sociale (sanità, istruzione e assistenza gratuite per tutti) e una forte laicità istituzionale, introducendo anche notevoli aperture rispetto al precedente presidente (Hafiz al-Asad, suo padre). Ovvero un presidente che sostiene la sua posizione di comando non con le armi, ma impegnandosi per creare un benessere diffuso nella cittadinanza.

Un popolo unito

Immaginatevi che una coalizione di Paesi, spinti da meri interessi economici (un gasdotto), vi dichiarino guerra fomentando la rivolta interna (solo il 5 per cento dell’esercito siriano ha disertato passando nelle fila dei cosiddetti “ribelli moderati”) e foraggiando dei mercenari per invadere la vostra Patria (Isis e al-Nusra). Immaginatevi che dall’oggi al domani, la vostra quotidianità, dal semplice portare i bambini a scuola al recarsi al lavoro percorrendo la solita strada fatta per anni, venga funesta da occupazioni, morti e sciacallaggio, dal dover scappare dai colpi di mortaio, e dal rimanere rinchiusi in casa pregando che vengano risparmiati le vite dei vostri figli.

Immaginatevi di assistere ad esecuzioni sommarie in strada, perpetrate contro chi non vuole aderire alla causa dei ribelli, allo stupro delle vostre mogli e delle vostre figlie, alla razzia dei vostri beni, e all’incendio delle vostre case. Immaginatevi che le bestie colpevoli di tutto ciò siano descritte dai principali media occidentali come eroi e valorosi liberatori. Immaginatevi di svegliarvi un giorno completamente afoni in un mondo nel quale tutti coscientemente stanno mentendo per distruggere il vostro Paese, fieramente fondato su millenarie radici di identità e storia.

La Siria vive

Queste sono le uniche linee guida che hanno accompagnato la nostra missione in Siria e ora orienteranno le nostre penne. Nessun intermediario e nessun filtro, solo esperienze dirette e testimonianze raccolte parlando con i siriani, quelli veri. Nessun mediatore ci è stato imposto dal Governo siriano così come nessun controllo del materiale raccolto e registrato. Pertanto, siamo stati lasciati completamente liberi di operare sul territorio e estranei da ogni possibile strumentalizzazione, come qualcuno si è già affrettato a ipotizzare definendoci “embedded” del presidente Assad.

Perché la Siria vive, nonostante tutto, nonostante tutti. È quello che sarà pubblicato sarà un tributo al suo coraggio, alla sua determinazione e alla sua resilienza.

Francesca Totolo

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