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Parlava in videoconferenza con il sindaco di Kiev: ma era un fake

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Roma, 26 giu – Il sindaco di Kiev era in videoconferenza. Almeno, così credeva quello di Berlino, Franziska Giffey, che ci parla qualche decina di minuti. Prima di accorgersi del fatto che fosse un falso. L’episodio è stato discusso sulla stampa estera (Hromadske International) ma è arrivato anche su quella italiana (Quotidiano Nazionale).

Il sindaco fake di Kiev e il primo cittadino di Berlino: la chiacchierata surreale

Dunque il sindaco fake di Kiev ha le sembianze di Vitaly Klychko, ovvero quello originale. Solo che un altro sindaco, quello di Berlino, non se ne accorge. E ci parla per quasi mezz’ora in videoconferenza, lo scorso venerdì. Merito di ‘Deepfake’, tecnologia che con l’intelligenza artificiale consente di sostituire voci, espressioni, volti: le immagini sono quindi sintetiche e renderizzate dal computer.

Franziska Giffey, sindaco di Berlino, parla quindi online con Vitaliy Klychko. O meglio, crede che sia lui. Un incontro che in teoria sarebbe stato organizzato su richiesta degli ucraini. Ma la conversazione si dimostra strana fin dalle prime battute. Il “sindaco” aveva prima chiesto della situazione a Berlino concentrandosi su quella dei rifugiati ucraini. Da lì i primi quesiti sospetti, dalla richiesta a Berlino di aiutare gli uomini ucraini a lasciare la città per combattere, fino ai sussidi sociali fraudolenti ricevuti dai rifugiati. Senza contare un’altra strana richiesta, quella di supporto per una manifestazione gay a Kiev, in tempo di guerra piuttosto sospetta. L’incontro online è stato tenuto con l’ausilio di un interprete.

La replica del vero Klychko: “Non ho bisogno di interprete”

La Giffey descrive così l’episodio: “Purtroppo fa parte della realtà che la guerra venga condotta con tutti i mezzi, anche online, per minare la fiducia nelle tecnologie digitali e screditare i partner e gli alleati dell’Ucraina”. Poi, a parlare è stato anche il vero Klychko, che commenta alla Bild. Il sindaco ha espresso il desiderio di colloquiare davvero con la Giffey quanto prima. Infine ha aggiunto di parlare correntemente sia il tedesco che l’inglese: “Non ho bisogno di un interprete”.

Alberto Celletti

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