Roma, 3 ago – Il reddito di cittadinanza agli stranieri già è discutibile di per sé, se poi neanche vivono in Italia diventa addirittura una ridicola farsa. E una farsa – nonché una bella truffa – è quella scoperta a Torino dalla Guardia di Finanza, come riportato dall’Ansa.

Reddito di cittadinanza a stranieri che nemmeno vivevano in Italia

Quasi un milione e mezzo di euro. Questo l’ammontare della truffa clamorosa scoperta a Torino dalla procura. Un vero e proprio sistema di appropriazione indebita, quello messo in piedi per ottenere il reddito di cittadinanza nel capoluogo piemontese, ma essendo a stranieri e – beffa finale – neanche residenti o domiciliati in Italia. La Guardia di Finanza scopre un’organizzazione strutturata e arriva a condurre cinque misure cautelari, di cui una agli arresti domiciliari, dirette contro dei cittadini romeni.

Le indagini e la scoperta

A coordinare le indagini è stata la Procura di Torino, consentendo così di trovare una dipendente dell’Istituto di Patronato ente nazionale assistenza sociale ai cittadini/Caf Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori. Tale dipendente, infatti, avrebbe inoltrato molte richieste di reddito all’Inps, ma con lo scopo di consentire l’erogazione illecita dello stesso. Circa 314 domande, prevalentemente romene, avevano dichiarato di risiedere in zona. E la donna, utilizzando i documenti e le dichiarazioni fasulle, avallava. Poco conta se molte di queste persone nemmeno vivesse in Italia: l’importante era far approvare ed erogare il pagamento. Tra la donna e i beneficiari c’era il “collante” di quattro romeni, i quali agivano da tramite.

Nota Unsic

L’UNSIC nazionale, il CAF UNSIC nazionale ed il Patronato ENASC evidenziano la loro assoluta estraneità a fatti e condotte contestati dalla Guardia di Finanza di Torino ad operatori di una locale struttura sindacale per irregolarità nell’elaborazione di richieste per reddito di cittadinanza.

L’UNSIC nazionale annovera migliaia di sedi ed operatori su tutto il territorio italiano, che negli oltre vent’anni di attività della nostra organizzazione hanno sempre operato con attenzione e professionalità, subendo – tra l’altro – ingiusto nocumento dalle notizie odierne, che per noi risultano caso sporadico.

Nell’immediato, al personale interessato dalle indagini, da parte dell’UNSIC sono state revocate le credenziali d’accesso ai portali istituzionali al fine di permettere agli inquirenti ogni dovuta serenità nella conduzione delle indagini.

Laddove le accuse dovessero trovare fondamento, l’UNSIC si costituirà parte civile nell’eventuale processo penale per la tutela della propria immagine e degli interessi degli iscritti in tutta Italia.

Ufficio legale UNSIC

Ufficio comunicazione UNSIC

 

Alberto Celletti

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2 Commenti

  1. Non è colpa della Legge è pieno in Italia di personaggi che percepiscono false pensioni di invalidità.La colpa è di una pubblica amministrazione nullafacente.

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