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Oulx, chiude il rifugio per migranti. Ma il sistema dell’accoglienza prepara già la contromossa

by Tony Fabrizio
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rifugio migranti Oulx

Roma, 1 set – Il teatro dell’assurdo va in scena lungo i valichi dell’Alta Val di Susa, dove la tutela del confine nazionale continua a scontrarsi con l’attivismo sfrenato dell’ideologia del buonismo. A Oulx, la notizia della chiusura del Rifugio “Fraternità Massi” – strangolato dai debiti e soprattutto dal provvidenziale taglio del finanziamento statale da 500mila euro all’anno – aveva finalmente riacceso la speranza di vedere ripristinata la legalità su un varco strategico della Repubblica.

La task force immigrazionista

Una speranza durata purtroppo lo spazio di un mattino. Un vertice convocato d’urgenza in Prefettura a Torino ha infatti subito pianificato la contromossa del sistema, disponendo l’allestimento di tende e moduli prefabbricati della Croce Rossa nei pressi della stazione e della chiesa dell’Abadia, su terreni concessi con sconcertante sollecitudine dall’Unione Montana. C’è una pervicacia quasi fanatica nel voler garantire a tutti i costi la continuità di un presidio che, solo nei primi sei mesi del 2026, ha visto transitare ben cinquemila clandestini. Quella che viene ipocritamente dipinta dai soliti soloni del progresso come un’opera di carità si è trasformata negli anni in una vera e mefitica “Casa del Pellegrino” per l’immigrazione irregolare. Una stazione di sosta e rifornimento dove fare il pieno di coperte, pasti caldi e assistenza sanitaria per 48 ore prima di tentare il blitz oltre confine. Questa non è pastorale: è la logistica della transumanza clandestina che risale le nostre Alpi, alimentata da una rete che fa da sponda aperta ai traffici di esseri umani.

La Chiesa che “dirige” il traffico dei migranti

L’aspetto più desolante e grave di questa vicenda risiede nell’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche, sempre pronte a fare da spalla a chi smantella i confini della Patria. Il cordoglio espresso dal cardinale Roberto Repole, vescovo di Susa e arcivescovo di Torino, per la fine dei contributi pubblici svela il profondo corto circuito morale di una Chiesa che ha sostituito il Vangelo con l’accoglienza indiscriminata. Nel momento esatto in cui lo Stato recide il lauto assegno da mezzo milione per smettere di finanziare la svalutazione dei propri territori, la Curia si affretta a coordinare una rete parallela insieme a Valdesi e Croce Rossa. Un’ingerenza intollerabile che, dietro la maschera del soccorso ai disperati, finisce per umiliare la sovranità nazionale e fornire una copertura logistica indiretta al racket dei passeur.

Stampella della Marianna

Come ha giustamente ricordato l’assessore regionale Maurizio Marrone, la permanenza di simili strutture finiva soltanto per fare il gioco sporco della gendarmeria francese, abituata da anni a scaricare di notte i clandestini nei boschi italiani. Continuare a sostenere questi presidi significa accettare che l’Italia rimanga il campo profughi d’Europa, facendosi carico di tutti i costi e di tutti i rischi per la sicurezza, mentre Parigi respinge con le maniere forti chiunque provi a passare. Tolta la stampella dei soldi pubblici del Ministero dell’Interno, si manifesta l’arroganza di un’industria del buonismo che pretende di imporre le proprie scelte ideologiche a spese e a danno dei contribuenti italiani.

La strada italiana che va difesa

L’unica strada coerente con l’interesse nazionale è quella tracciata dal cambio di passo governativo, che punta sullo stop ai finanziamenti a fondo perduto per chi agevola le rotte clandestine e sul dirottamento immediato dei flussi verso i centri di permanenza ed espulsione extraeuropei. La sicurezza dei nostri cittadini e la tenuta delle frontiere della Nazione non possono essere subordinate alle preghiere dell’arcivescovo Repole né agli interessi economico-ideologici della filiera dell’accoglienza. La transumanza dell’illegalità sulle Alpi va bloccata con fermezza, non assistita con i moduli e le tende della Croce Rossa. Sarebbe forse il caso di far comprendere chiaramente, e una volta per tutte, a certe gerarchie ecclesiastiche che la Val di Susa è territorio della Repubblica Italiana, dove valgono le leggi dello Stato e la tutela dei suoi confini, e che nessuno – nemmeno chi indossa l’abito talare – può permettersi di agire come se le nostre frontiere fossero terra di nessuno o un feudo privato su cui esercitare la propria morale a discapito degli italiani.

Anche perché poi Chiesa, Croce Rossa, progressisti e tutti coloro impegnati nell’“indotto” sono le prime voci del coro a insorgere contro il governo italiano e a cantarne le sconfitte quando altre nazioni vogliono rimandarci indietro i “dublinanti”, ovvero coloro che sono arrivati illegalmente nei loro territori dopo essere sbarcati proprio in Italia. Magari provenienti proprio da rifugi come quello di Oulx.

Tony Fabrizio

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