Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 31 gen – Nuove rivelazioni su Innocent Oseghale, l’assassino di Pamela Mastropietro, sono emerse nel corso della trasmissione Rai “Storie Italiane”.
A parlare la moglie di un pentito appartenente alla mafia nigeriana, adesso in carcere nello stesso centro di detenzione in cui è trattenuto il colpevole della morte della giovane italiana.

Video: Rai, Storie Italiane – Puntata del 24/01/2019

La donna, che ha preferito rimanere anonima, dichiara: “Mio marito è stato ubicato in una sezione con due celle, in una c’era lui, nell’altra il nigeriano Innocent Oseghale.”
A causa dell’efferato omicidio di cui si è reso colpevole, il consorte della signora non avrebbe tollerato la presenza dell’altro criminale: “L’8 luglio incontrò Oseghale e lo insultò, ci fu un’aggressione, le guardie lo allontanarono. In quei giorni mio marito stava collaborando a processi importanti, per gli interrogatori veniva trasferito in modo diverso dagli altri detenuti. Oseghale, vedendo quel trattamento, si rivolse a uno dei suoi compagni di cella per riappacificarsi con lui. Mio marito accettò di conoscerlo, Oseghale gli chiese scusa, voleva il suo aiuto. Fu così che iniziò a confidarsi, mio marito avvisò subito un ispettore del carcere e un brigadiere”.

Tra le rivelazioni, ci sarebbe la seguente: “Oseghale disse a mio marito che se lo avesse aiutato gli avrebbe fatto arrivare 100mila euro da Castel Volturno. Oseghale gli propose di fare da testimone in sua difesa. Avrebbe dovuto testimoniare che Pamela era morta di overdose“.

Tali parole farebbero emergere chiaramente i rapporti di Innocent Oseghale con la mafia nigeriana. Castel Volturno è, infatti, la “capitale” dell’organizzazione criminale proveniente dall’Africa. Continua, dunque, la moglie del pentito: “Rivelò a mio marito di essere un referente della mafia nigeriana a Macerata e di appartenere a un gruppo criminale chiamato Black Cats. Gli fece vedere dei segni incisi sull’addome, simbolo di affiliazione a questa organizzazione criminale nigeriana. In carcere aveva molta disponibilità economica. Gli disse anche che lui era ritenuto insospettabile in quanto compagno di una ragazza italiana”.

Ricordiamo che Oseghale risiedeva in una casa il cui affitto era pagato dalla parrocchia e sulla sua testa pendeva un provvedimento di espulsione: recentemente il sindaco di Macerata ha reso noto che non vi saranno commemorazioni ufficiali per la ricorrenza dell’assassinio di Pamela.

Ilaria Paoletti

1 commento

  1. Cane bastardo,nigeriano mafioso, per questa miserabile deiezione umanoide la pena di morte e la tortura sarebbero poco ,se non niente………..a chi non ha vigliaccamente commemorato la morte di Pamela ,ma ha preferito fare la staffetta per i negroidi tribali ,altri parassiti nullafacenti,gli insulti e le parole sarebbero poco, se non niente…….. e poi parlano di razzismo questi comunistoidi inadeguati……… sicuramente razzisti contro gli italiani. Miserabili.

Commenta