Roma, 18 set – Secondo Mircea Eliade, storico rumeno e fenomenologo delle religioni, l’occidentale moderno proverebbe un certo disagio di fronte a molte manifestazioni del Sacro. L’ossessione umana per le cose materiali – che nel tempo del consumismo sfrenato trova terreno sempre più fertile – non nasce dall’oggi al domani: è figlia piuttosto di una sedimentazione continua che trova un riassunto efficace nel passo della Genesi “polvere sei e in polvere ritornerai”. Ma il fatto che di fronte a dimostrazioni concrete ci sia un sussulto – non importa, almeno al momento, se positivo o negativo – significa che il Sacro si può sì “semplicemente” dimenticare, senza mai venire però completamente estromesso. È da questo fondamentale presupposto che prende forma Iniziati, maghi,eroi, il quarto libro di Francesco Perizzolo dedicato alle rune.
Sacro e magia
Come fa notare l’autore della specifica quadrilogia in ogni sfaccettatura dell’arcaico mondo indoeuropeo tutto ciò di attinente all’ambito del sacro si trovava in stretta continuità con il mondo della magia. Un termine quest’ultimo oggi declinato in maniera negativa. Associato magari alle nevrosi degli psicotici, a fricchettoni con l’acchiappasogni tatuato sulla schiena. Oppure ad improbabili cartomanti che leggono i tarocchi alle fiere paesane. Quando non a personaggi in odor di satanismo o pericolose stramberie varie.
Eppure nella sua etimologia il termine magia ci restituisce tutta un’altra serie di significati: l’essere capaci, il saper aiutare, potere, potenza. Mai binario né lineare, il Sacro dei nostri antenati si componeva di luce, di oscurità e di tutte le sfumature necessarie. Un continuo movimento di contrazione ed espansione tanto nel micro – pensiamo a come si caratterizza la nostra esistenza – quanto nel macrocosmo.
Non c’è un inizio e nemmeno una fine – semmai ciclicità, un eterno ritorno all’origine. Non ci sono dualismi che si poggiano e si autoalimentano uno con l’altro (bene/male, comunismo/capitalismo, ecc.). E non si vive in funzione di una colpa da espiare. Ma soprattutto non ci sono esegesi intermedie.
Studiare le rune, uscire dal labirinto
Spiega l’associazione culturale Fons Perennis nella prefazione di Rune. Iniziati, maghi, eroi: «Il mondo della Tradizione non ha interpretazioni o interpretatori: o ci si ricollega all’archetipo, o si cade nell’illusione opinionista, nel labirinto del mentale, nel disagio egoico che trasforma in minotauro. Guardiani dello stesso labirinto».
Sulla falsariga dei volumi precedenti – ai quali per completezza andrebbe aggiunta l’altrettanto recente cartuccia tascabile Rune. Introduzione storica e simbolica – Perizzolo parte proprio dallo studio delle fonti: nello specifico il componimento norreno Sigrdrífumál tratta incisione, approccio e utilizzo dei grafemi in questione.
Nella seconda parte del libro trovano invece spazio diverse riflessioni dell’autore. In un crescendo rossiniano di serrata critica rivolta verso tentazioni new age e confessioni desertiche, vengono smontate una dopo l’altra tutte quelle pratiche religiose (o pseudo tali) che hanno contribuito nel corso di tempi più o meno recenti ad affievolire prima e – parzialmente – disinnescare poi la portata sacra del Mito. Un libro che, effettivamente, potrebbe risultare non digeribile a qualcuno: se il sussulto risultasse negativo per lorsignori rimane sempre il peccato originale o l’esperta in rune del trasloco…
Marco Battistini