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Roma, 13 lug – È l’ultima decisione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan: riconvertire (udite udite), la basilica di Santa Sofia in moschea. Proprio il 10 luglio scorso il Consiglio di stato turco ha annullato il decreto Atatürk, cancellando la trasformazione della Moschea in Museo avvenuta nel lontano 1935. Lo stesso giorno, il Presidente Erdogan con un decreto presidenziale ha riaperto al culto islamico la Basilica.

Quale Occidente? Quello di Black lives matter?

Decisione che ha suscitato l’ira di più di un’anima occidentale e sdegno dello stesso Matteo Salvini con una reazione di stizza per farsi bello con l’atlantismo filo americano di noialtri: La stessa Turchia che qualcuno vorrebbe far entrare in Europa, trasforma Santa Sofia in una moschea. La prepotenza di un certo islam si conferma incompatibile con i valori di democrazialibertà e tolleranza dell’Occidente. Matteo, ma che cosa dici? Quale prepotenza? Ma soprattutto, quali valori di democrazia, libertà e tolleranza dell’Occidente? È più di un mese che infuria da una sponda all’altra dell’Atlantico una “crisi di tolleranza”, se vogliamo chiamarla così, per la quale monumenti e opere storiche sono rimosse, sfregiate ed abbattute. Quale libertà, se viviamo in una società in cui una casa editrice non può fare normalissima attività editoriale senza che un colosso multinazionale la metta a tacere? Quale democrazia? Ma come, ci lamentiamo tutti i giorni del deficit (grave) di democrazia in Italia, nelle istituzioni europee e nel mondo del lavoro. Matteo sei sicuro che questo sia il modello giusto da opporre ad una “sana” prepotenza di stato?

Sicuri che un museo sia meglio di una moschea?

Ma andiamo oltre, arrivando al succo della questione “moschea si moschea no”, partendo da una semplice domanda: perché un museo con info-point turistici sarebbe meglio di una moschea? Siamo arrivati ad un livello per il quale ci sembra assurdo pensare di destinare una struttura sacra ad un uso sacro. Certo, non il nostro sacro (quale poi?), ma non possiamo certo pretendere che una nazione a stragrande maggioranza musulmana preghi in una pagoda o in una sinagoga. Suonerebbe estremamente ipocrita se qualcuno venisse a lamentarsi con noi dell’uso esclusivo che la Chiesa Cattolica fa delle basiliche romane e dei monasteri sparsi per tutto il globo. Anche la chiesa, se vogliamo, ha conquistato quei luoghi di culto, soppiantando gli idoli della paganità con quelli della Vergine Maria, eppure non ci sembra assurdo, ed è giusto così, che qualcuno reciti messa a San Pietro. Ora, Erdogan non è sicuramente il profeta dell’Islam (e nemmeno il nostro), ma forse dovremmo chiederci se non sia giusto fare altrettanto, per quel concetto espresso sopra di “sana” prepotenza di Stato. 

Dal suo punto di vista Erdogan fa bene

Perché lamentarsi se la Turchia fa quello che farebbe ogni sana Nazione? Ovvero, riappropriarsi per i suoi scopi, giusti o sbagliati che possano essere reputati, dei suoi spazi in barba alle istituzioni “turistiche” che vogliono relegare patrimoni, simboli e monumenti al solo scopo globalista del guadagno, svuotandoli di significato e senso per trasformarli in grossi centri commerciali che vendono merda, souvenir e cartoline ai grassi e sudati turisti d’oltreoceano. Che fascino ha una struttura religiosa se non è più tale? Il fascino artistico fine a se stesso, buono per una tesi di laurea nella migliore delle ipotesi, buono solo per fare una foto e pubblicarla su instagram nella maggior parte dei casi. Viene da chiedersi, guardando alla Turchia specchio della nostra impotenza, perché noi dobbiamo fare una fila interminabile per entrare al Pantheon e pagare per vedere ciò che è nostro da secoli? Perché dobbiamo accettare la bruttezza dei nostri centri storici in mano a B&B, friggitorie sino-giappo-indu-messicane e venditori di mutande col pene del David di Michelangelo stampato sulla patta? Perché chi vuole seguire messa in chiesa o dire una preghiera deve fare a spintoni con scemi col cappellino e lo smartphone in mano? È questo, dovremmo seriamente chiederci, il modello che sta offendendo Erdogan? Ben venga allora. È questo il modello che vogliamo opporre ad Erdogan? Se così è, siamo praticamente spacciati. Perché se da un lato c’è una Turchia con chiari intenti egemonici, non solo politici ma anche religiosi, che poi è un altro dogma tutto occidentale la separazione del sacro dalla vita pubblica, dall’altra c’è un ventre molle che a colpi di gessetti colorati ha abdicato alla potenza e al sacro per vendersi la pelle, per non dire le palle.

Il nostro “dio” è l’Unesco?

Insomma, contro la febbre da museo e la cultura del turismo, dovremmo riaffermare una volontà costruttrice, conquistatrice che manca dalle nostre sponde da quasi settant’anni. L’Islam non è il nostro nemico, o meglio, è il nostro nemico nella misura in cui il suo spazio vitale si infrange contro il nostro spazio non-vitale . Il problema vero nel rapporto con l’Islam in espansione, con tutte le sue sfumature, è che se loro sono vivi e coltivano un rapporto verticale con il divino noi siamo malati terminali che coltivano l’odio per se stessi. Chi è il nostro Dio, l’UNESCO? Se sì, siete anche liberi di battervi: brandite le spade in suo nome e partite alla riconquista di Costantinopoli. Però dovete anche accettare che qualcuno ha preso quella città molti secoli fa e, dopo averla ripresa una seconda volta dopo la parentesi laica imposta da Ataturk, non la lascerà molto facilmente. Dovete accettare che a qualcuno non freghi un cazzo del concetto di “patrimonio dell’umanità” e quindi non vi accoglierà a braccia aperte. Potete sempre provare, ma dubito che un’istituzione laica, finanziaria, culturale, possa suscitare un tale impeto necessario ad una guerra.

Come combattere Erdogan?

Che fare? Ovviamente la risposta non è convertirsi ma avere chiaro contro chi rivolgere la nostra “crociata”: il nostro primo nemico (spiace per Salvini) sono proprio i valori di democrazia, libertà e tolleranza dell’Occidente. Falsi valori, ovviamente. Valori ipocriti costruiti sul sangue dei popoli europei. Valori che hanno prosciugato il Mediterraneo e spalancato le porte alla grande sostituzione, valori che hanno messo in mano a banche ed individui apolidi e senza terra il destino delle Nazioni, valori che hanno rammollito e consegnato al fatalismo intere generazioni. Se in Dio non c’è più la risposta, esautorato da una chiesa fatalista e secolarizzata, primo nemico da combattere anche lei, forse possiamo trovare la forza in un principio, un’idea, un’identità di cui sentiamo la presenza proprio perché vicina alla morte. Ma se ci riconosciamo nell’identità occidentale siamo già morti. Cambiamo paradigma. Guardiamo al centro, guardiamo a Roma e all’Italia, senza infatuazioni germanofile o russofile. Se l’Europa tornerà a respirare sarà grazie al risveglio dell’Italia. Un risveglio che parte dalla riconquista degli spazi politici, sociali, culturali, anche sacri, da non lasciare in mano ai distruttori di casa nostra.

Libero Baluardo

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7 Commenti

  1. Complimenti per l’articolo: sottoscrivo praticamente tutto.

    Mi prendo la libertà (sempre col permesso della redazione del PN, s’intende) di allegare un interessantissimo articolo trovato su Internet a mo’ di complemento. Si parla anche del ruolo del presidente Erdogan:

    https://radiomaria.it/da-washington-ad-ankara-a-roma-ne-vedremo-delle-belle-con-lobamagate-di-gianmarco-landi/?fbclid=IwAR3QrW7Ndfc_DMDHyDA9hPt1DrX2Wx3leuu_jicYo9NTlmGmRxmTwhcptls

  2. Egregio Libero Baluardo, (complimenti per il nome d’arte), io sono Buddhista e abituato a rispettare ogni culto, però le debbo dire, in sincerità, che inizio a preoccuparmi per questa deriva della destra sociale, a cui aderisco entusiasticamente, che guarda con favore all’Islam. Mi rendo conto che il Cattolicesimo, condotto da questo ” prelato di campagna “, sia allo sbando: continui richiami all’immigrazione clandestina, aderenza alla dottrina LGBT unita alla totale mancanza di trascendenza, portano il credente comune a guardarsi attorno. Tuttavia, sono profondamente convinto che la Dottrina Mussulmana non sia la risposta. Forse, per noi maschi eterosessuali può esercitare una sorta di richiamo ancestrale alla nostra virilità annichilita, ma non ci dobbiamo dimenticare l’altra parte del cielo, le nostre: madri, sorelle, mogli e amanti. Loro vivrebbero sotto coartazione costante delle loro libertà, che non sono solo le idiozie femministe, ma diritti che la nostra civiltà ha permesso alle femmine di conquistare nei secoli. Inoltre, l’Islam è, a mio parere, una mera teoria politica, nata per contrapporsi, prima, agli israeliti poi a Cristiani. Non siamo la stessa etnia, io non sono arabo ma latino, dai lineamenti caucasici non mediorientali, la maggioranza di noi settentrionali ha questi tratti somatici, quindi non guardo con interesse a popolazioni che sono ” ospitate ” e pensano d’imporre le loro istanze attraverso la loro, fallace, moralità. Ungheresi, Romeni e Bulgari hanno versato sangue contrapponendosi ai ” Barbari ” guidati dal fervore Maomettano, non dobbiamo permettere che il loro sacrificio sia vanificato dalla nostra repulsione per ciò che il mondo Occidentale sta diventando. Preferisco morire in piedi piuttosto che vivere inginocchiato, con l’Islam succederà esattamente questo, ergo, mi stringo spalla a spalla coi Camerati per difendere la nostra civiltà, e non cerco sponda in coloro che per millenni ci hanno osteggiato. Siamo noi gli anticorpi per curare la nostra società malata, gli arabi sono un vaccino che, una volta, inoculato ci porterà a soccombere precocemente, lo sanno bene tutte le popolazioni asiatiche che confinano con Paesi dove il ” compendio ” ,(Corano), ha sostituito i culti originari. Thailandesi, Filippini, Birmani, Cingalesi, ecc. chiunque si relazioni coi ” fanatici indottrinati “, passa il tempo a battagliare per mantenere la propria identità. Facciano ciò che preferiscono in medio-oriente, Maghreb e dovunque si siano insediati, per quanto mi riguarda, non li vedrò mai come degli ” esempi ” di alcun tipo e li osteggerò in ogni maniera possibile. Cordiali saluti da un ” Arya ” ( Nobile in lingua Pali).

  3. No, aspettate, credo ci sia un equivoco: l’articolo non esorta a convertirsi tutti all’Islam ma a prendere esempio dalla convinzione e dalla forza dimostrata dal presidente Erdogan.

    Anch’io penso che quella islamica sia una scuola per niente adatta a noi europei: abbiamo le nostre radici culturali e soprattutto, spirituali, molto più antiche dell’Islam; nonostante ciò, massimo rispetto per l’Islam così come per tutte le altre scuole (non certo quelle inventate e/o distorte).

    Il problema, grave, secondo me, è che in Europa, se è vero che si sta preparando una “manovra a tenaglia” da parte sia degli USA trumpiani che della Russia di Putin (considerate anche le aspirazioni neo-atamaniste della Turchia) nei confronti della UE-ramificazione del NWO, non sappiamo a cosa andremo incontro dato che non abbiamo una classe dirigente di qualità che difenda i nostri interessi come, appunto, accade in Turchia (senza dimenticare il potenzialmente pericoloso ruolo dell’Israele). La situazione è certamente preoccupante.

  4. La Turchia neottomana sta assediano l Europa con arroganza e prepotenza, scaccia le navi dell’Eni dalle acque di Cipro, invade la Libia e noi stiamo a guardare come fessi anzi
    ci preoccupiamo di Santa Sofia che torna moschea con un colpo di teatro di ergokan in modo da occultare i suoi maneggi nel mediterraneo.

  5. Trasformare una basilica ortodossa che tale fu per quasi 1000 anni in moschea che senso ha. Sempre sotto la Madonna con in braccio Jesu pregherrano gli islamisti.. finché non decidono di cancellare anche i preziosi mosaici antichi. . Per fortuna che non hanno cambiato il nome greco della Chiesa agia sofia (santa Sofia) ma.solo perché credono che porta maledizione. Sono tutte mosse di impotenza di stato e di leadership per soddisfare il nazionalismo di alcuni turchi fanatici. Il monumento per chi si interessa sempre.greco sara . VIVA LA GRECIA E LA.SUA CULTURA A 360-GRADI che ha lasciato nel mondo monumenti ancora adesso da ammirare , idee filosofie e valori che oggi sono i basamenti di tutti i paesi democratici.

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