Roma, 3 feb – Roberto Saviano sarà dunque ospite a Sanremo 2022. Con tutte le riflessioni del caso su una figura controversa spacciata da più di un decennio per immacolata.

Saviano a Sanremo

Come riporta anche QuiFinanza, Saviano andrà a Sanremo con tutti gli onori, per fare un monologo sui 30 anni della strage di Capaci. Sì, proprio quello in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta nel maggio 1992. Un monologo che sarà, come detto dal conduttore Amadeus in conferenza stampa “molto bello e toccante, come solo Roberto sà fare”. Praticamente una piece teatrale. E d’altronde il signor Saviano non fa altro che questo, da quando la sua fama è salita alle stelle nel lontanissimo 2006, quando gli venne assegnata la scorta già durante l’autunno, a pochi mesi dall’uscita del suo bestseller Gomorra, per delle minacce che però sarebbero state riscontrate in un episodio – peraltro molto discutibile – di due anni successivo. Esattamente, la scorta prima delle minacce. Sebbene la motivazione ufficiale della scorta siano le minacce.

Sembra un curioso gioco di parole, in realtà è solo la base della storia più imbarazzante mai raccontata, quella del “savianesimo”.

La storia più imbarazzante mai raccontata

La storia più imbarazzante mai raccontata è quella di Saviano ben prima di Sanremo, e afferisce al cosiddetto “savianesimo”. Dicesi “savianesimo” una stramba religione laica in cui uno scrittore romanziere viene spacciato per attivista nella lotta al crimine organizzato, quasi una sorta di supereroe fumettistico (sebbene involontariamente comico) il cui  romanzo “docu-fiction” – come fu definito Gomorra – viene lasciato nell’ibrido delle descrizioni per anni, comunicando a tanta gente addirittura l’idea che fosse un “libro inchiesta” (questo ammesso e non concesso, con totale fantasia, che lo stesso Gomorra abbia “scoperto” il fenomeno della camorra napoletana).

Dicesi savianesimo quella stramba religione laica basata su un elemento culturalmente dominante che assegna una scorta sulla base di opinioni fantasiose e alcuna certezza: come le “minacce” a Saviano identificate da qualche migliaio di dvd pirata del film venduto nell’ormai lontano 2008 nelle edicole napoletane, attribuito non si capisce perché a una sorta di “sfida” lanciata dalla camorra casalese (come se poi fosse l’unica pellicola pirata in vendita presso i giornalai), oppure come il fatto che le presunte minacce siano arrivate nel processo Spartacus, nel 2008, quindi ben dopo l’assegnazione della scorta a Saviano nell’ottobre del 2006. In questa seconda occasione, l’avvocato Santoanastaso, legale dei boss Bidognetti e Iovine, chiese lo spostamento del processo in sede differente, a causa, tra le tante, delle “pressioni di Capacchione e Saviano”. Avete letto bene. Richiesta di spostamento = minaccia. E va bene. Anche se perfino l’articolo del Corriere della Sera di un bel po’ di tempo fa certifica l’inesistenza della minaccia addirittura per bocca dei giudici.

Da quei gloriosi tempi, il signor Saviano fa monologhi in tutta Italia, ha un suo spazio fisso sulla Rai, non affronta mai un contraddittorio che sia uno e adesso va pure come ospite d’onore a Sanremo. Ma i suoi irriducibili fan, che magari non credono in Dio ma in compenso pendono dalle labbra di ogni cosa provenga dal nostro irreprensibile “vate”, se la faranno mai una domanda? Temiamo di no.

Stelio Fergola

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