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Simone Lontani, una buona notizia: il Parma è tornato a lanciare talenti

by Marco Battistini
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Roma, 07 set – Dicono che l’Italia non sia un paese per giovani. Ce lo spiega oggi chi solamente una mezza generazione fa magari concordava con il ministro di turno nel definire come choosy o bamboccioni proprio la parte più verde della cittadinanza. Delle due l’una? Non proprio, perché spesso le narrative fondate sul piagnisteo, anche se contrapposte, tendono ad alimentarsi a vicenda. Allora ecco che in una caldissima domenica di inizio settembre arriva lo sport nazionale a refrigerarci con una bella boccata d’aria fresca. Abbiamo celebrato ieri l’impresa automobilistica del classe 2006 Kimi Antonelli, vale la pena partire oggi della prima rete in Serie A di Simone Lontani.

Dal Milan al Parma

Dai ventisei sorpassi del pilota bolognese al preciso destro del diciottenne cesenate che all’ora di gioco di Parma-Monza ha permesso ai ducali di muovere una classifica ancora inchiodata al numero zero. Al terzo gettone nella massima serie, entrato in campo da pochi minuti, ci aveva provato, con una sterzata che per certi versi ha ricordato quelle di Diego Milito o del miglior Alessandro Del Piero, pochi secondi prima. Si è fatto ritrovare lì, al posto giusto nel momento opportuno. Guardando in faccia la stessa porta, posta davanti al settore ospiti del Tardini, gonfiata per ben due volte solamente tre settimane fa, al suo esordio assoluto tra i professionisti in Coppa Italia (Parma-Catania, finita appunto 2-0). Sì, perché fino ad allora tra i grandi l’avanti gialloblù aveva giocato solamente qualche spezzone nella stagione scorsa per il Milan Futuro in Serie D.

La giovane parabola di Lontani è di quelle comuni ai tanti ragazzini che si meritano, ancora in età scolastica, la grande chiamata delle società più importanti. L’inizio nella squadretta locale, poi arriva il Cesena quindi – solamente quattordicenne – il salto lontano da casa nel mondo rossonero. Nato in una famiglia milanistissima, con il Diavolo finisce la trafila del vivaio. Non una classica prima punta, maun duttile profilo offensivo che sa dove farsi trovare in area di rigore. E soprattutto come bucare i portieri avversari: una trentina di reti nel biennio dell’Under-17, doppia cifra messa a referto con la Primavera. Dal 2022 in avanti è stato presenza costante nelle varie selezioni degli azzurrini: in estate, al termine del contratto,la scelta di Parma.

Simone Lontani e il grande scoglio

Cresciuto sul sabbione del litorale romagnolo – dove da decenni la famiglia gestisce uno stabilimento balneare – si è approcciato al meglio con il difficile scoglio che blocca la gran parte dei calciatori in erba. Ovvero il salto dal mondo del calcio giovanile in quello dove – come si suol dire – si fa veramente sul serio. Certo il calcio bisogna avercelo dentro: non è solo una questione di piedi se già a sei anni, in una palestra comunale prestata dalla pallavolo ai primi rudimenti del pallone, il piccolo Lontani già leggeva in anticipo le situazioni di gioco. Capiva quando poter avanzare e quando, al contrario, era decisamente più saggio difendere il proprio portiere. Perché non bastano qualità fisiche e caratteristiche tecniche, in mezzo ci sono mille altre variabili a fare la differenza. 

Tra queste, il ricevere i giusti consigli: il Milan – come ogni grande squadra – è pur sempre il Milan, ma Parma potrebbe davvero rivelarsi la piazza migliore dove crescere ad alti livelli.

Le parole di Cuesta

Per il momento Carlos Cuesta, tecnico degli emiliani, getta (giustamente) acqua sul fuoco. Ha spiegato il trentunenne spagnolo al termine di Parma-Monza: «Lontani fa quello che deve fare, cioè lavorare molto. Quando si allena non sbaglia mai. Deve continuare a focalizzarsi in ciò che può controllare. Di solito quando lo fai arrivano le soddisfazioni. Deve capire che il suo contributo è importante, ma le dinamiche nel calcio cambiano. Bisogna abituarsi ed essere equilibrati». 

Eppure lungo la Via Emilia nei ruggenti anni Novanta esordì ancora minorenne un certo Gianluigi Buffon. Qui si affermarono tra gli altri Fabio Cannavaro e, qualche anno dopo, sempre a proposito di campioni del Mondo, Alberto Gilardino. E allora sogna ragazzo, sogna. Perché nel punto più basso della storia del pallone nostrano ci siamo persino  dimenticati come si fa a immaginare un domani più azzurro. Ne ha bisogno il calcio italiano, ne hanno bisogno tutti i suoi tifosi.

Marco Battistini

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