Roma, 29 lug – Non poteva mancare, nel nostro speciale, il discorso improvvisato che Filippo Tommaso Marinetti tenne di fronte a trecento ufficiali della 2° Divisione d’Assalto a Riese, nell’ottobre del 1918 [IPN].

Cari Arditi d’Italia! Io non ho l’onore di far parte del corpo glorioso degli Arditi, ma spero di aver presto il piacere di combattere, come comandante di autoblindata, al vostro fianco alla punta estrema, tagliente, dinamica dell’esercito italiano oltre il Piave.

Ho il diritto di parlarvi poiché fui, dal principio della guerra, combattente in prima linea sempre volontario, come voi, volontario ciclista, volontario bombardiere, volontario automitragliere. Come voi a Vertoiba, a Gorizia, a Plava, a Selo, a Nervesa Ma voi che siete uomini d’azione, poche chiacchiere, molti fatti, una bestemmia, un bicchier di vino, un pernacchio al nemico, tascapane pieno di bombe e pugnale brandito, mi direte che in genere le parole i discorsi poco vi interessano. Avete ragione. Vi consiglio di non ascoltare i discorsi dei pedanti, degli accademici, che dai professorali, che vengono dalle città a parlarvi di coraggio. Non si insegna il coraggio a un ardito. E a voi, tenenti, capitani e comandanti di reparti d’assalto, non s’insegna nulla poiché siete non soltanto arditi, ma italiani, cioè intelligentissimi.

Ero stato invitato a parlare ai soldati arditi, a loro dunque mi rivolgo pel tramite vostro. Vi prego di infondere nell’animo dei vostri soldati la convinzione che non vi è più alto onore di quello d’essere un ardito d’Italia. Non sono uno stratega né un tattico. Vi parlo da appassionato infiammatore della gioventù. Sono futurista, cioè patriota rivoluzionario. Intendiamoci, rivoluzionario non ha nulla di comune con Lenin, Serrati, Lazzari; Treves, ecc. Il nostro rivoluzionarismo futurista adora tanto l’Italia da voler a ogni costo svecchiarla, pulirla, sgomberarla dai pedanti, dai preti, dai vigliacchi, renderla più giovane, più forte, più grande, più alta, più veloce, più intelligente, più progredita. Questo patriottismo non ha nulla a che fare col patriottismo pangermanico. Cretino questo poiché un popolo inferiore come il tedesco, privo di ingegno e d’elasticità geniale, non può pretendere nessuna egemonia. Vi fu una vasta, tentacolare infiltrazione germanica di prodotti commerciali. Il mondo fu avvelenato di lue tedesca. Vollero aggiungervi il sigillo della vittoria militare. Voi lo trasformate in bollo rosso da macello sulle loro innumerevoli pecore militarizzate. Voi siete la parte migliore della razza italiana. Ve lo dimostrerò enumerando le ragioni e gli impulsi che v’hanno spinto ad entrare nei reparti d’assalto.

Siete diventati arditi per un amore sfrenato della nostra divina Italia. Se avessi davanti a me i vostri soldati, io farei qui la glorificazione della nostra meravigliosa penisola, riassunto di tutte le bellezze del mondo. Direi ai napoletani che la curva languida del golfo continua nella linea delle belle donne per formare l’agile calice sonoro di una bella voce italiane, tornito dalla più soave atmosfera e dalla luce più ricca. Per quel golfo e per l’isola di Capri, si può ben lanciarsi all’assalto e anche morire. Direi agli arditi siciliani ch’essi si battono per la loro isola, sintesi di tutti gli ardori e di tutti gli splendori dell’Africa e della Spagna. Direi agli arditi sardi che il loro eroismo stupendo sarà ricompensato da altrettanto denaro, da tutto il denaro che si dovrà dare per il risanamento completo della loro isola forte ma sventurata. Direi agli arditi veneti, e emiliani e lombardi che le loro pianure predisposte a tutte le velocità commerciali e industriali meritano il massimo eroismo contro l’invasore rapace e imbecille. Direi a tutti i soldati arditi: Siate orgogliosi di sentirvi italiani, nati proprio in questo periodo della storia d’Italia e destinati dunque a risolvere col sangue d’un colpo solo tutti gli enormi problemi del nostro avvenire italiano. Privilegio unico: salvare l’Italia, ingigantirla. A voi ufficiali, io dico: Qual è l’italiano che, rileggendo gli infami bollettini tedeschi pubblicati dopo Caporetto, non senta il dovere di correggerli fulmineamente, con pugnalate, sulla pelle dei generali tedeschi?

Voi siete diventati arditi per un amore sfrenato della libertà. La conciliate con la disciplina necessaria a ogni esercito che voglia vincere. Ho constatato che la disciplina impostavi dai vostri capi è una bella disciplina elastica che non soffoca, che non può soffocare il vostro gagliardo individualismo impetuoso. Ho visto con piacere tutti gli arditi giocondi e spensierati con le loro violente facce in tumulto scattare meglio dei fanti per salutare un ufficiale. L’ufficiale merita sovente l’amore sviscerato dei suoi soldati, ma ciò non avviene sempre; ricordatevi che il saluto militare è sempre rivolto alla presenza invisibile di questa madre unica: l’Italia .

Voi siete diventati arditi per amore di novità, spirito novatore, spirito rivoluzionario, spirito futurista. Siete diventati arditi per amore della violenza, della guerra e del bel gesto. Schiaffi in tempo di pace ai vigliacchi, alle carogne, ai traditori. Pugnalate e bombe a mano in guerra ai tedeschi. Siete diventati arditi per desiderio di mafia e di spavalderia giovanile. Il colletto aperto preludia ad uno scamiciamento audace per meglio fare ai pugni o per gettarsi in acqua al salvataggio d’un uomo che annega. Collo libero dell’uomo forte e creatore. Collo svicolato dalle cravatte idiote. Collo atletico che fa scoppiare il colletto della società. Bella mafia trionfante degli arditi d’Italia che amano le belle donne e le conquistano come trincee con un gesto eroico. Non preoccupatevi delle smorfie e dei sussieghi degl’imboscati e degli avariati che nel caffè si ritraggono ironicamente al vostro passaggio. Questi vili che hanno per unico sangue il brodo dei loro calzoni riconoscono intimamente la vostra potenza e il vostro valore. Ma vi temono, non hanno la forza di odiarvi, tentano di svalutarvi. Non vi riusciranno. Dicono che molti di voi non hanno più nulla da perdere e perciò osano tutto. Io rispondo loro che essi hanno tutto da conservare ma tutto perderanno. Siete voi i primi, della nuova Italia. Io amo la vostra disinvoltura insolente. Si hanno tutti i diritti quando si sgozza un austriaco.

Voi siete diventati arditi per amore di improvvisazione e di praticità. Di praticità novatrice contro il metodismo pedante e il preparazionismo teutonico. Rifiutate quasi sempre l’aiuto dell’artiglieria. Presto, senza sparare un colpo di cannone, utilizzando sempre la sorpresa, voi partite, sfondate, entrate, sorpassate. Pochi prigionieri, molti pugnalati e il resto giù dalla cima conquistata a calci. L’ultima grande vittoria è vostra. L’avete preparata mirabilmente, con molti colpi di mano, tutti fulminei, tutti fruttiferi. Venne la grande tronfia offensive austriaca della fame, l’offensiva dalle cinquecentomila bocche spalancate e l’avete accolta a pernacchi dando loro da mangiare tutti i vostri pugnali. L’indomani, a Montecitorio, i ministri si presentarono vestiti di gloria rossa. Col vostro sangue quei vestiti erano colorati.

Voi non siete soltanto i migliori soldati d’Italia. Non siete i nuovi garibaldini. Non siete truppe d’assalto alla tedesca. Queste sono ferreamente condannate al sacrificio. Voi siete la nuova generazione d’Italia, temeraria e geniale, che prepara il grandissimo futuro d’Italia. In questa vasta conflagrazione che costringe i popoli e uomini a dare il massimo rendimento di tutte le loro forze e a superare miracolosamente queste forze stesse, vi sono fatalmente delle stanchezze, vi sono fatalmente dei combattimenti stanchi. Voi siete gl’instancabili, i miracoli viventi di muscoli e coraggio, i divini futuristi della nuova Italia.

Filippo Tommaso Marinetti

Leggi il primo, il secondo, il terzo e il quarto capitolo dello speciale

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