Roma, 30 ott – «I terroristi non arrivano con le zattere». Ne era sicuro Matteo Renzi, talmente sicuro da averlo ripetuto più volte in un discorso pubblico nel 2015. Secondo il leader di Italia Viva i terroristi si sarebbero sapientemente mimetizzati nel tessuto sociale europeo, spesso dopo aver acquisito la cittadinanza di qualche Paese poi colpito dalla loro scure.

L’idea che il terrorismo non sia collegato ai flussi migratori era stata, in realtà, da tempo pesantemente messa in discussione anche dai nostri servizi di intelligence: nel 2019, citando rapporti dei nostri 007, La Verità ricordava l’allarme di un potenziale ingresso in Italia e poi in Europa di terroristi, attuali o anche solo potenziali.
A fare eco a questa ricostruzione, l’anno successivo Il Giornale – sempre attingendo a fonti della nostra intelligence, in questo caso delle autorità tunisine – ricordava come militanti di Daesh in fuga dalla Siria – dove il conflitto iniziava a farsi spinoso per i combattenti Isis – si sarebbero imbarcati alla volta dell’Europa. Questa ultima ricostruzione suona davvero inquietante alla luce del massacro consumato nella Chiesa di Nizza, perché l’attentatore non solo era arrivato con un barchino, ma proveniva proprio dalla Tunisia, le cui autorità hanno da tempo avvertito su rischi di infiltrazioni terroristiche.

Insomma: si dice che i migranti non portano rischi di contagio e in poche ore salta fuori che su 76 migranti oltre 40 sono positivi al coronavirus, si dice che i terroristi non arrivano a bordo dei barconi e invece ci si trova proprio con un fratello migrante fresco di sbarco che se ne va in Francia a decapitare tre cattolici.

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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