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filosofi bianchi Londra Soas
Alcuni rappresentanti del Soas all’Università di Londra

Londra, 9 gen – Ci eravamo lasciati il 15 dicembre scorso con l’ultima castroneria politicamente corretta partorita dagli atenei britannici, quando alcuni rappresentanti studenteschi avevano lanciato l’utilizzo del pronome “gendericamente” corretto “Ze”, al posto degli obsoleti “He” e “She”. Al peggio generato dal pensiero unico però non c’è mai fine e così in questi giorni giunge la notizia che la Soas Student Union, una delle più importanti organizzazioni studentesche dell’Università di Londra, ha lanciato la propria campagna per non studiare più i filosofi bianchi.

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Niente più Platone, Cartesio o Kant dunque? “Se è proprio necessario dover studiare filosofi bianchi”, spiegano i rappresentanti del Soas,  “ebbene si insegni agli studenti a guardare ai loro lavori in maniera critica e magari rapportare i loro studi alla loro posizione sul colonialismo“. Tra gli obiettivi dell’organizzazione, oltre a quello dell’accoglienza dei rifugiati, figura la volontà di “assicurare che nei corsi venga presentato il pensiero dei filosofi del Sud del mondo o della diaspora. Il Soa è focalizzato su Asia e Africa e quindi le tesi e le teorie da studiare dovrebbero essere presentate dal pensiero dei filosofi asiatici o africani”.

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Quella del contrasto al colonialismo, o meglio alla sua supposta eredità culturale, sta diventando una vera e propria ossessione per le organizzazioni di sinistra delle Università inglesi, come testimonia la battaglia per la rimozione della statua di Cecile Rhodes dal piazzale di Oxford condotta poco più di un anno fa. Per fortuna l’ultima boutade del Soas, come riporta il Daily Mail, non ha trovato terreno fertile e anzi ha ricevuto molte critiche anche dagli stessi rappresentanti del mondo accademico. “C’è un pericolo vero, il politicamente corretto è fuori controllo. Noi dobbiamo studiare per capire il mondo e non per riscrivere la storia così come ci piacerebbe che fosse andata”, è stato il commento impietoso di sir Anthony Seldon, vice rettore dell’università di Buckingham.

Dello stesso avviso anche il filosofo Roger Scruton. “Questa proposta trasuda ignoranza e lascia intravedere la volontà di restarci immersi dentro. Non puoi rottamare il pensiero se non lo conosci e di sicuro questi non sanno nemmeno cosa vogliano dire quando parlano di filosofia dei bianchi. Sarei proprio curioso di capire cosa vedano di colonialista nella Critica della Ragion Pura di Immanuel Kant”.

Davide Romano

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6 Commenti

  1. Cecil Rhodes,ovvero Rhodesia,quella area assai fertile (come una buona parte del Continente Africano ed in ispecie la Regione dei Grandi Laghi) che con il colonialismo britannico era chiamata “granaio d’Africa” ed ora è l’ennesimo posto dove la gente muore di fame…che si chiami Zimbabwe non credo faccia la differenza per chi vi abita e viveva decisamente meglio sotto al colonialismo britannico.

    Sia ben chiaro,essere CONTRARI al Colonialismo è sacrosanto,altrimenti si avalla quel concetto Kyengiano che
    “ahhh la terra è di tutti ahhhh” e bene hanno fatto gli Africani a cacciare combattendo estranei dalle loro terre oltre cinquantanni fa;

    La domanda successiva però è se di contro dobbiamo noi adesso subire il colonialismo “culturale” di quegli incappucciati in foto.

    complimenti comunque per chi riesce ad essere “DE SINISTRA” ed allo stesso tempo indossare quella cuffia in testa simbolo di sottomissione ed umiliazione della donna…

  2. Il problema è che di filosofi africani non ne esistono. I negri sono troppo cretini per sviluppare una qualche forma di pensiero speculativo.

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