Pretoria, 21 mar – Attaccati e uccisi ogni giorno, abbandonati dalla polizia e dal governo, i farmers bianchi sudafricani sono costretti ad auto organizzarsi per garantire la propria sicurezza (e sopravvivenza). Collegamenti radio, ronde notturne, vigilanza, allarmi, tutto a spese di privati cittadini che tentano di arginare un’ondata di violenza che negli ultimi vent’anni ha portato all’uccisione di circa duemila farmers sudafricani. Ad essere colpiti sono quasi sempre bianchi di etnia afrikaner (discendenti di olandesi, francesi e tedeschi che centinaia di anni fa arrivarono in Sudafrica), mentre a compiere le violenze sono di fatto solo gang formate da neri, che non si limitano a rubare o rapinare ma spesso torturano e uccidono le proprie vittime.

Noi del Primato Nazionale abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad una delle ronde di autodifesa organizzate da un gruppo di agricoltori a Cullinan, a pochi chilometri a est dalla capitale Pretoria. “Spendo più di metà di quello che guadagno in sicurezza, ma non ho altra scelta”, ci spiega Nardus, il leader del gruppo. Nella zona ad attaccare le case degli agricoltori sono soprattutto gli abitanti di Mamelodi, una township (baraccopoli) a pochi chilometri di distanza che conta centinaia di migliaia di abitanti. “E’ una comunità nera. Ci vivono soprattutto clandestini che arrivano dalle nazioni confinanti, come il Mozambico e lo Zimbawe, ma anche neri sudafricani”, racconta Nardus, “persone non censite di cui nessuno conosce l’identità”.

I continui attacchi, gli stupri e le rapine hanno causato lo spopolamento di una parte della zona, permettendo così l’insediamento di altre baraccopoli abusive sui terreni abbandonati dai farmers. Nardus ci fa da guida: “C’è una grande area interdetta lunga almeno un chilometro, è un’area molto pericolosa e la gente ha paura a venire qui. E’ piena di sporcizia, in queste baracche ci abitano migliaia di persone. Bisogna essere accompagnati da un animale o da qualcuno per uscire indenni”. Alla fine della ronda salutiamo Nardus e gli altri ragazzi che ci ringraziano per la nostra presenza e per la volontà di raccontare un dramma, quello dei bianchi sudafricani, che i media politicamente corretti sembrano voler ignorare di proposito.

Davide Di Stefano

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Commenti

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4 Commenti

  1. Ammiro davvero questa gente: vive (pericolosamente) sulla linea di confine che separa la dignità dell’uomo civile dalla barbarie.

  2. Articolo meraviglioso nella sua tragica essenza ; in Italia di questa mattanza nulla si sa, i pennivendoli comunistoidi sorosiani ci riempiono di menzogne e muschio pseudo buonista negroide……… Uno schifo ignobile, così come risulta ignobile e nauseabondo il comportamento della comunità europea , burocrati codardi e vigliacchi che lasciano morire nel silenzio generale discendenti di famiglie tedesche, olandesi e francesi……….. Un quadro indegno e desolante. Strano che i piddini tanto interessati al rispetto per il prossimo tacciano sugli omicidi compiuti dai loro cari amici neri africani………..ipocriti……..ma come sappiamo a certi sinistrorsi gli stupri e gli omicidi di ragazze bianche non interessano……… Pamela dover.

  3. Ma possono gli Afrikaneers detenere e usare armi da fuoco? Oppure lo Stato negraccio sudafricano gliele ha requisite?… È come in Italia, dove vi è estrema tutela di ogni delinquente e parassita nocivo?… Come funziona?… Non credo che uno “stato” governato da negri predatori, parassitari e agguerriti lasci ad elementi europei possibilità di scampo e di sopravvivenza…

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