Roma, 20 lug – L’immigrazione clandestina dal Nordafrica è ormai fuori controllo grazie anche all’incapacità delle istituzioni italiane di governare un fenomeno che potrebbe facilmente essere gestito. Basterebbe prendere come esempio la liberale Australia che ha di fatto azzerato gli sbarchi con l’operazione Sovereign Borders iniziata nel settembre del 2013. Addirittura, come già successe dal 2014 al 2017, il governo italiano sembra aver subappaltato i porti italiani alle organizzazioni straniere che, senza più alcuna restrizione, fanno avanti e indietro con le loro navi dalle coste della Libia.

Sbarchi nel 2022 aumentati del 924 per cento rispetto al 2019

Che l’immigrazione clandestina possa essere governata è scritto pure nei numeri italiani riguardanti gli sbarchi. Nel 2019, grazie a un solido patto di collaborazione con la Libia, alla non concessione dei porti alle navi delle Ong (né per lo sbarco degli immigrati né per le operazioni logistiche) e ai Decreti Sicurezza, gli immigrati sbarcati furono in totale 2.678 nei primi sei mesi dell’anno. Nel 2022, sono aumentati del 924 per cento, attestandosi a 27.424. Ciò significa che i più grandi pull factor, i fattori magnete che spinge le persone a partire dai Paesi di origine e poi ad avventurarsi su un barcone, sono i porti aperti italiani e le operazioni di traghettamento delle navi delle organizzazioni private straniere.

Se l’Italia chiudesse i porti, avviasse un’operazione di respingimenti assistiti in coordinamento con le autorità nordafricane e non concedesse alle navi delle Ong lo sbarco degli immigrati (non esiste alcuna normativa internazionale che obbliga l’Italia ad autorizzare gli sbarchi nei proprio porti), in breve tempo si azzererebbe il fattore magnete verso le proprie coste e gli sbarchi crollerebbero. Purtroppo, il business dell’accoglienza sembra prevale sia sugli interessi degli italiani sia sulla sicurezza nazionale.

Traghettamenti delle navi delle Ong aumentati del 151 per cento

Nella completa complicità del governo che ha subappaltato i porti italiani e ha tolto ogni restrizione, le navi delle organizzazioni straniere continuano a traghettare senza sosta gli immigrati, ormai senza nemmeno fare la fatica di chiedere l’autorizzazione allo sbarco alle autorità di Malta. Giusto il tempo necessario per le operazioni di scarico, per il cambio dell’equipaggio e per i rifornimenti, e via le “navi umanitarie” sono pronte per tornare davanti alle Libia.

Nei primi sei mesi del 2022, gli immigrati sbarcati nei porti italiani dalle navi delle Ong sono aumentati del 151 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2021. Anche il rapporto tra gli sbarchi di immigrati a bordo delle “navi umanitarie” e gli sbarchi totali in Italia è aumentato, passando dal 17 per cento del 2021 al 19 per cento del 2022.

Le navi delle Ong non solo contribuiscono all’aumento degli sbarchi in Italia ma favoriscono anche le partenze dei barconi dalla Libia, come ben documentato da un’analisi del ministero dell’Interno tedesco.

Ong e minori a bordo, i numeri che non tornano

Dal primo gennaio al 30 giugno del 2022, i sedicenti minorenni traghettati dalle navi delle Ong in Italia sono stati il 25 per cento del totale. Nello stesso periodo, secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom), i minori soccorsi e riportati in Libia dalla Guardia costiera libica sono stati il 3 per cento del totale. Da sempre, le Ong dichiarano un’alta percentuale di minori a bordo, una percentuale singolarmente differente da quella dell’Iom. Assistendo agli sbarchi nei porti italiani, salta subito all’occhio che i bambini e gli adolescenti siano mosche bianche. Probabilmente, le Ong dichiarano un alto numero di immigrati minori per facilitare l’autorizzazione allo sbarco. Ricordiamo che spesso gli immigrati si sbarazzano dei documenti prima di arrivare in Italia per rendere più difficile la loro identificazione.

Francesca Totolo

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