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Roma, 17 dic – Può una campagna di sensibilizzazione contro il razzismo essere tacciata di razzismo? Certamente sì, in questi anni ’10 paranoici e governati dai gendarmi del politicamente corretto, in cui si è costretti a muoversi come in un negozio di cristalli pregiati. Un passo falso, una parola fuori posto, un senso travisato ed ecco i fucili puntati, la ghigliottina mediatica, la lettera scarlatta, l’espulsione.

Paranoia e terrore

Di paranoia e clima del terrore ne sanno ben qualcosa giocatori, tifosi e addetti ai lavori dell’universo calcistico. Le cronache degli ultimi mesi sono punteggiate da episodi grotteschi: dalla squalifica del calciatore portoghese Bernardo Silva per un tweet scherzoso sul suo compagno di squadra di origine senegalese (e amico nella vita di tutti i giorni) Benjamin Mendy, ai presunti “cori razzisti” indirizzati a Lukaku o al re dei frignoni Balotelli; dalla Santa Inquisizione contro Claudio Lotito per aver definito «normale» la pelle bianca, alla crociata contro il Corriere dello Sportaccusato di razzismo per il titolo Black Friday. 

Le tre scimmie

Tanto tuonò che piovve. La Serie A, tanto per mantenere il punto sulla questione – come se l’atmosfera non fosse già abbastanza pesante – per sensibilizzare ulteriormente sul tema ha commissionato un’opera all’artista Simone Fugazzotto. Lo scopo doveva essere quello di diffondere i valori dell’integrazione, della fratellanza, della multiculturalità. L’opera avrebbe dovuto essere esposta permanentemente nella sala assemblea della Lega di Serie A. E quale migliore soggetto per la campagna, se non il disegno di tre scimmie? Apriti cielo. In men che non si dica le polemiche hanno reso roventi i social. C’è chi è oltraggiato e chi è in preda all’ilarità; la Roma ha stigmatizzato la scelta del soggetto dichiarandosi “molto sorpresa nel vedere oggi sui social delle scimmie dipinte su dei quadri in quella che sembra essere una campagna contro il razzismo della Serie A. Siamo consapevoli che la Lega voglia combattere il razzismo ma non crediamo che questo sia il modo giusto per farlo”.

La risposta dell’artista

Fugazzotto ha risposto così alle polemiche: “Dipingo solo scimmie, come metafore dell’essere umano. La teoria evolutiva dice questo. Da qui parte tutto. La scimmia come scintilla per insegnare a tutti che non c’è differenza. Perché non smettere di censurare la parola scimmia nel calcio, ma rigirare il concetto e affermare invece che alla fine siamo tutti scimmie? Perché se siamo essere umani, scimmie, anime reincarnate, energia o alieni chissenefrega, l’importante è sentire un concetto di eguaglianza e fratellanza”. E dal momento che le polemiche non accennano a placarsi, ha rincarato la dose in una storia Instagram, rafforzando il concetto: «È inutile che continuiate a rompere i c***** con i cori da stadio e con i buu, gridando ai neri che sono scimmie e lanciando banane. Siamo tutti uomini e se non capite che siamo tutti uomini allora io vi dico “siamo tutti scimmie”, ma siamo uguali”».

Cristina Gauri

4 Commenti

  1. Voleva l’artista, (mai sentito nominare), solamente rendere omaggio a: Lukaku, Balotelli, e Koulibaly. Tre bersagli abituali del razzismo strisciante, nei loro confronti, che non permette, a queste ” Vittime ” del sistema, di guadagnare adeguatamente. Quindi, la lega, ha pensato di ritrarli nelle loro sembianze abituali, cosi che potessero essere riconoscibili dalla moltitudine.

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