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Parigi, 16 apr – In anni recenti, prima del devastante incendio di ieri, la Cattedrale di Notre-Dame si era ritrovata anche in un’altra occasione al centro delle cronache di mezzo mondo. Stiamo parlando del 21 maggio 2013, allorché il patriota francese ed europeo Dominique Venner scelse proprio Notre-Dame come luogo per il suo suicidio rituale. In quel giorno carico di significati sacrali, infatti, Venner si tolse la vita con un colpo di pistola, la cui eco risuona ancora oggi come un terribile monito. Sì, perché quello non fu affatto il gesto di uno squilibrato o di un uomo rassegnato, bensì – come nelle intenzioni dell’autore – un atto di fondazione.



Per amore dell’Europa

Ma perché Venner, di note simpatie pagane, scelse proprio Notre-Dame come palcoscenico del suo martirio? Perché lanciare proprio da Notre-Dame il suo appello alla gioventù europea? Ebbene, innanzitutto perché Notre-Dame non è solo uno dei simboli del cattolicesimo, ma anche e soprattutto uno dei monumenti più mirabili della civiltà europea, del suo genio e della sua storia carica d’avvenire. Lo stesso Venner, del resto, lo ha spiegato molto bene nella sua ultima lettera-testamento: «Giunto alla sera di questa vita, di fronte a pericoli immensi per la mia patria francese ed europea, sento però il dovere di agire finché ne ho ancora la forza. Credo necessario sacrificarmi per rompere il letargo che ci opprime. Offro ciò che resta della mia vita con un intento di protesta e di fondazione. Scelgo un posto altamente simbolico, la cattedrale di Notre-Dame di Parigi, che rispetto e ammiro, perché fu costruita dal genio dei miei avi su luoghi di culto più antichi, che ricordano origini immemorabili».

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Bagliori di rinascita

Venner proseguiva poi illustrando il senso più profondo del suo atto fondativo: «Mentre tanti uomini si rendono schiavi della loro vita, il mio gesto incarna un’etica della volontà. Mi do la morte per destare le coscienze sopite. Insorgo contro il fatalismo». Chissà che l’incendio di ieri non sia effettivamente una metafora di questa civiltà europea che, dopo una storia grandiosa e trimillenaria, sta ora cadendo in pezzi. Eppure, se il fuoco distrugge, ha anche il potere di purificare e rigenerare. In ogni abisso, infatti, si cela una possibilità di elevazione. In ogni decadenza rifulge sempre un bagliore di rinascita.

Valerio Benedetti  

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