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E se abolissimo le nazionali?

by Roberto Johnny Bresso
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Roma, 02 ott – Parliamoci chiaro: non esiste alcun tifoso di calcio al mondo che stia vivendo questa pausa di tre settimane dai campionati e dalle coppe ad inizio stagione, per lasciare spazio alla Nations League, come una cosa divertente. Tutti siamo cresciuti attendendo con ansia i Mondiali e gli Europei (chi scrive ha iniziato ad amare il calcio proprio grazie ad España ’82 ed al trionfo dell’Italia di Enzo Bearzot). Ma il 99% degli appassionati metterà sempre il club davanti alle nazionali. E questo perché il club è una questione tribale che si vive 365 giorni all’anno in maniera viscerale e nulla può cambiare questa cosa.

Il calciomercato delle nazionali

Ma, nonostante questa doverosa premessa, ogni tifoso ha sempre avuto rispetto per le competizioni tra nazioni, che rappresentano ancora di più il concetto del calcio come quello di una guerra simulata. Assistere a partite tra le diverse scuole calcistiche permetteva di mettere in mostra anche le diverse caratteristiche sociali e culturali di ogni singola nazione Facendo del campo da gioco una sorta di micro mondo geopolitico. Questo almeno fino a qualche anno fa.

Poi il mondo è divenuto sempre più globalizzato e le nazionali sono diventate una sorta di club. Viene fatta una sorta di campagna acquisti, nella quale i singoli calciatori sempre più spesso si trovano a scegliere di giocare in una squadra piuttosto che in un’altra in base al proprio interesse personale e non ad un senso di appartenenza che si fa via via sempre più sfumato.

Mille scappatoie

Intendiamoci, i cosiddetti oriundi in Italia ci sono sempre stati. Ma si era cercato di porvi un freno appunto perché finivano per non essere realmente troppo motivati nello scendere in campo. Ora però, praticamente ogni federazione, dalla più forte alla più scadente, cerca di accaparrarsi i principali talenti disponibili. Cercando di sfruttare ogni piega della legge. Così, oltre al cercare materiale umano che abbia anche un remoto avo, all’opposto si cerca di convincere gente che nella nazione ci è nata magari solamente per caso. Oppure che abbia trovato moglie in una data località o ancora altre mille scappatoie sul filo del buon senso.

Settimana scorsa si è giocata Andorra-Malta. Abbiamo scoperto che tra le fila di Malta gioca l’italianissimo Enrico Pepe. Semplicemente il buon Pepe nel 2015 è andato lì a giocare e, dopo cinque anni, ha ottenuto la cittadinanza maltese per meriti sportivi.

Il caso di Olise e il merito di Haaland

Ma passiamo ad un caso ben più eclatante: la stella del Bayern Monaco Michael Olise è nato a Londra da papà nigeriano e da mamma franco-algerina. Il che lo ha reso eleggibile in ben quattro nazionali. Lui, ovviamente, ha scelto la Francia, dove non ha mai vissuto e della cui nazione non parla nemmeno la lingua. Semplicemente era la squadra più forte del lotto! Vi sembra normale una cosa simile? Al contrario bisogna dare assoluto merito ad Erling Haaland, nato a Leeds e corteggiato a lungo dai Tre Leoni, ma che ha scelto di indossare i colori della Norvegia (a discapito del fatto che molto probabilmente con la maglia dei Vichinghi non vincerà mai nulla). Lo ha fatto per una semplice e banale motivazione, ma che ormai non è affatto scontata: si sente norvegese.

Il capitano dell’Under-21 tedesca…

Ovviamente a dire a voce troppo alta queste cose spunta puntuale l’accusa di razzismo. Ma non sono forse le compagini africane le principali vittime di questo nuovo corso? Lamine Yamal quattro anni fa tifava pubblicamente Marocco ai Mondiali, mentre pochi mesi fa ha alzato la Coppa con la Spagna. Chi ci ha rimesso in tutto questo se non la squadra africana? E vogliamo parlare di Nicolò Tresoldi? Capitano dell’Under-21 tedesca che sta decidendo – con tutta calma eh – se gli convenga maggiormente giocare con la Germania oppure con l’Italia. Sì, perché finché non si è disputata una gara ufficiale con la nazionale maggiore si è sempre in tempo a cambiare idea!

Ecco quindi che, concludendo, lanciamo una provocazione: aboliamo le nazionali! Se devono essere un’ennesima competizione tra una sottospecie di club assemblato in base a fattori che esulino del tutto dal minimo sentimento patrio, perché dovrei tifare la mia Nazione piuttosto che un’altra? Se già il calcio oggi giorno è sempre più lontano dalla gente, almeno il club rappresenta sempre la nostra comunità. Mentre la nazionale finisce semplicemente per rappresentare odiose macchinazioni politiche da parte dei soliti noti…

Roberto Johnny Bresso

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