Roma, 11 ott –  Ricordate la boutade di Carmen Di Genio, avvocato membro del Comitato pari opportunità della Corte d’Appello di Salerno, sul fatto che gli immigrati stuprano perché non sanno che non si può fare? Ora arriva un altro genio, stavolta solo di fatto, a raccontarci che quando gli stranieri si ubriacano e commettono reati è solo perché, poverini, non sono abituati. Il sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano (Pd), ha infatti firmato un’ordinanza con la quale limita il consumo di alcolici in città a causa dei ripetuti episodi di violenza in città, molti dei quali opera di immigrati ubriachi. “Per la città di Ventimiglia il fenomeno è aggravato dalla nota ‘emergenza migranti’, che da mesi determina la presenza sul territorio cittadino di centinaia di persone tradizionalmente non aduse, per ragioni culturali e religiose, al consumo di alcolici e quindi colpite da ubriachezza anche in caso di consumo di minime quantità di tali bevande”, ha spiegato il primo cittadino.

Insomma, il sindaco fa un’ordinanza per arginare le violenze degli immigrati ubriachi, ma si sente in dovere di giustificarli “culturalmente”. La colpa, quindi, non è loro, ma delle loro tradizioni che li hanno disabituati all’alcol, che evidentemente non reggono abbastanza. Tradizioni a cui, tuttavia, non sembrano badare molto, se è vero che appena sbarcati non vedono l’ora di farsi un bicchiere. Resta comunque un dubbio: dobbiamo ripiombare nel proibizionismo perché siamo invasi da stranieri che non si sanno e non si vogliono controllare, così come dobbiamo consigliare alle donne di vestirsi in modo da non provocare gli immigrati infoiati, oppure dobbiamo garantire la sicurezza e l’ordine nelle nostre città senza rinunciare alle nostre libertà?

Giuliano Lebelli

 

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