Roma, 16 apr – A scuola ci sono sempre meno alunni. Il motivo purtroppo è semplice: in Italia si fanno sempre meno figli. I numeri parlano chiaro, dopo l’allarme lanciato dal ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che ha recentemente parlato di 70 mila alunni in meno iscritti alle classi prime, di ciascun grado di scuola, per il prossimo anno, arrivano i dati di Tuttoscuola. Il mensile ha analizzato i dati delle iscrizioni nell’ultimo quinquennio, cioè dall’anno scolastico 2014-2015 al 2018-2019. Ebbene, la scuola dell’infanzia ha perso 103.500 iscritti, pari a un calo di oltre il 10%, passando da 1.021.799 alunni del 2014 a 918.299 quest’anno.

Il calo anche nella scuola primaria

“Quasi la metà” del calo, si legge nel report di Tuttoscuola, si è registrata nel Mezzogiorno (51.637 iscritti in meno nel quinquennio) e poco meno di un terzo nelle scuole del Nord”. Una preoccupante contrazione del numero degli iscritti si è registrata anche alla scuola primaria, che in cinque anni ha perso 42 mila alunni di prima, pari a una contrazione dell’8%. “Non ci sono territori che si sono salvati da questa onda di magra, anche se al Nord all’inizio del quinquennio si è registra una certa tenuta – prosegue l’analisi del mensile – . L’onda lunga della denatalità, come si vede, sta interessando i primi settori del sistema, ma nei prossimi anni si estenderà ai settori scolastici successivi, se pur in forma ridotta, probabilmente per il mancato precedente apporto di alunni con cittadinanza non italiana che in parte stanno lasciando con le loro famiglie il nostro Paese”.

Male anche le scuole superiori

Passando alle scuole superiori, quelle di primo grado hanno perso oltre 11 mila iscritti al primo anno (-2%), “di cui quasi la metà nelle scuole del Sud”, mentre quelle di secondo grado, nel quinquennio preso in esame, hanno fatto registrare 22.600 studenti in meno al primo anno, pari al -3,7%, “più della metà, ancora una volta, nei territori meridionali”. “In un eventuale, auspicabile, piano strutturale di investimento per la natalità – osservano gli esperti di Tuttoscuola – particolari misure dovranno quindi essere riservate alle aree meridionali”.

Italia fanalino di coda in Europa

Secondo una ricerca della Fondazione Agnelli, anche nel confronto europeo, l’Italia si conferma fanalino di coda, in compagnia della Spagna. Sulla base dell’andamento demografico dei Paesi dell’Unione europea, la Fondazione torinese ha elaborato l’evoluzione della popolazione scolastica tra i 6 e i 16 anni (fascia dell’obbligo) tra il 2015 e il 2030. Fatto 100 il dato della popolazione scolastica europea del 2015, nel 2030 avremo un’evoluzione dei Paesi Ue pari a 99 e, quindi, sostanzialmente stabile. Anzi, la Svezia crescerà fino a 125, il Regno Unito e la Germania si assesteranno a quota 109, la Francia a 99 e la Spagna a 93 punti. Maglia nera per l’Italia, che nel 2030 toccherà il valore più basso: 85 punti.

Forum Famiglie: “Serve Patto per la natalità”

“A meno che nel frattempo interventi strutturali riescano a invertire il trend della denatalità”, osserva Tuttoscuola, rilanciando la proposta di un piano per la natalità, che affronti “in modo sistemico i nodi del problema, preveda interventi organici, pianifichi investimenti, sostenga con provvidenze mirate le giovani coppie, investa sui servizi per la prima infanzia. Dia, insomma, un futuro sicuro alla genitorialità delle coppie”. Richieste che, da anni, porta avanti il Forum delle Famiglie che, con il presidente Gigi De Palo, parla della crisi delle nascite come di un “terremoto in atto nel tessuto sociale del nostro Paese”. Questa emergenza, aggiunge De Palo, “può essere affrontata solo con un Patto per la natalità, che abbiamo rilanciato e proposto a tutti i partiti politici”. “Il tempo è scaduto – conclude De Palo – . Registriamo con soddisfazione l’attenzione del ministro Bussetti su questi temi. Urge un piano Marshall che metta al centro il rilancio delle nascite, altrimenti a breve oltre alla scuola crolleranno anche la sanità pubblica, il Welfare e le pensioni“.

Ludovica Colli

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2 Commenti

  1. A livello scolastico, il calo delle iscrizioni POTREBBE essere l’occasione migliore per rivedere le regole (relativamente recenti) deleterie che portano alla costituzione di classi sovraffollate. A livello complessivo, con una riorganizzazione pianificata degli equilibri e delle aree di spesa, una riduzione della quantità di persone dimoranti sul territorio nazionale SAREBBE una manna dal cielo, permettendo un complessivo miglioramento della qualità della vita (il sovraffollamento corrente è una iattura per chiunque non possa avere accesso al lusso costituito dall’acquisto di spazi e “garanzie”). A guastare tutto questo c’è la continua iniezione di forestieri, sia a livello internazionale che nazionale, sia a livello regolare che clandestino — lì devono essere gli interventi più incisivi (e non sono certo quelli attualmente messi in atto da Salvini che, per quanto apprezzabili, sono giusto un “pannicello caldo”).

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