Roma, 22 lug – Si è conclusa con un lieto fine la brutta avventura di Francesco Cassardo, l’alpinista torinese rimasto vittima di un incidente mentre scendeva dalla cima del Gasherbrum VII, in Pakistan. Dopo un’attesa drammatica Cassardo, rimasto ferito gravemente, è stato recuperato all’alba da un elicottero e portato in ospedale per essere curato. Le ore successive alla caduta sono state scandite dai disperati appelli del compagno di cordata, Cala Cimenti, alle autorità pachistane, restie ad attivare tempestivamente i soccorsi.

L’appello della famiglia

Dall’Italia la famiglia di Cassardo aveva chiesto l’intervento del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi chiedendo un intervento immediato. “Signor ministro, la prego mi aiuti. Ci aiuti. Mio fratello sta morendo. Siamo arrivati al limite. Se non si alzerà presto un elicottero morirà. Ogni minuto perso è una probabilità in meno di salvarsi per Francesco. Finora ogni intervento del nostro ambasciatore non ha sbloccato la situazione. Chiedo a lei, signor ministro, di fare qualcosa, qualsiasi cosa, per provare a salvarlo”.

Condizioni gravi

Cassardo, medico 30enne di Pinerolo, era scivolato per alcune centinaia di metri mentre scendeva con gli sci dal Gasherbrum VII. Le sue condizioni fisiche erano subito apparse come gravi, anche se l’uomo era rimasto lucido. Cimenti aveva subito contattato le autorità del Paese che tergiversavano nel mandare un elicottero per raggiungere i due e portare il ferito al più vicino centro ospedaliero. Dopo un concitato susseguirsi di appelli, rimasti inascoltati, due colleghi alpinisti, nel pomeriggio di domenica, partendo dal campo base avevano raggiunto il punto dove il 30enne stazionava senza potersi muovere, per poi trasportarlo a braccia in una zona più in basso e più facilmente accessibile dai soccorritori.

Missione compiuta

All’alba di stamattina Cimenti, dalla sua pagina Facebook, ha annunciato l’avvenuto recupero di Cassardo: “Francesco è sull’elicottero verso Skardu” e ha ringraziato i suoi soccorritori “Denis Urubko, Don Bowie e i due polacchi Jaroslaw Zdanowich e Janusz Adamski sono stati degli angeli, senza di loro non ce l’avremmo mai fatta e Francesco non sarebbe riuscito a passare un’altra notte a 6300mt.  I ragazzi si sono resi immediatamente disponibili al recupero, hanno fatto tutto ciò che potevano per aiutarci. Avevano appena terminato di scalare un 8000 e sono corsi da noi”. 

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. Ti darei due calci in culo e speriamo che la prossima volta ci rimani stecchito brutto deficente!!1 e paga di tasca tua.

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