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Roma, 27 gen – Un’altra assoluzione per i vertici dell’Ex Finmeccanica. Il gup del tribunale di Busto Arsizio, Nicoletta Guerrero, ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di Giuseppe Orsi, ex presidente e AD di Finmeccanica (oggi Leonardo S.p.A.), e Bruno Spagnolini,  ex AD di Agusta Westland (oggi Leonardo – Divisione Elicotteri), nell’inchiesta sulla fornitura di elicotteri AW101 all’Algeria.
Le accuse erano di false fatturazioni per un valore complessivo di 24,5 milioni di euro. Con questi fondi, secondo l’accusa, si sarebbero create le basi per il pagamento delle presunte tangenti atte ad assicurarsi la gara che, fino ad allora, era di esclusivo appannaggio di altri gruppi stranieri. I due ex dirigenti erano accusati anche di corruzione di pubblici ufficiali e frode fiscale, accuse entrambe archiviate.
A questo punto, come confermato in una nota congiunta dagli avvocati Ennio Amodio, Novella Galantini, Massimo Bassi e Anna Longo, “non resta quindi nulla dell’originario impianto accusatorio che attribuiva ai manager di Agusta Westland un ruolo inappropriato nella gestione dei rapporti commerciali con i paesi acquirenti”. L’unica cosa certa è che “se Agusta Westland si è affermata nei mercati internazionali come azienda leader del prodotto elicotteristico è solo per la grande qualità della sua tecnologia”. Nulla di fatto dunque, esattamente come per la commessa indiana per la vendita di 12 AW101.
La duplice assoluzione riapre però il fronte delle polemiche. Innanzitutto viene da chiedersi: chi ha tratto vantaggio da tutto questo? “Risulta infatti difficile credere alla casualità di vicende che hanno minato, senza giungere poi a nulla di concreto sotto il profilo giudiziario, il peso dell’azienda italiana sui mercati internazionali favorendo chiaramente i concorrenti, non solo nel settore elicotteristico”. ha commentato Andrea Gaiani, direttore di AnalisiDifesa.it, in un suo articolo.
Il mercato della difesa è prezioso quanto spietato, non c’è da stupirsi se qualcuno gioca sporco. Il vero problema va cercato altrove: più precisamente nelle aule del Parlamento, nella magistratura e nelle sedi dei giornali.
Il punto è che tutti si sono scagliati contro Finmeccanica, che è la nostra principale industria nazionale della difesa e dà lavoro a più di 45mila dipendenti, senza pensare minimamente alle conseguenze che hanno investito un Paese intero. “Gli investigatori – osservano ancora gli avvocati difensori – potevano accorgersene anche senza una lente d’ingrandimento: bastava fare una analisi industriale e non inseguire false piste inaugurate da inattendibili informatori accreditati invece come bocche della verità”.
Aldo Campiglio



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