Amatrice, 8 gen – Nessun “porti aperti” o “restiamo umani”. E nessuna vignetta compassionevole o maglioncino rosso. Saviano, tace: esattamente come i vari Biancalani, Bergoglio, Boldrini e Mattarella. Per la narrazione buonista, troppo impegnata a parlare di naufraghi, porti da aprire e vite umane da salvare, gli abitanti di Accumuli e Amatrice non esistono. Loro, esattamente come tutti i terremotati, sono gli ultimi. Peggio, sono fantasmi: sommersi da quella neve copiosa, che copre macerie e “case” difficilmente definibili tali.

Le Sae, l’acronimo che sta per “soluzioni abitative di emergenza”, sono come cubetti di ghiaccio: fa freddo, nel loro interno angusto. Ed entra tutto il vento, pungente, dell’ennesimo inverno d’abbandono. Amatrice ed i suoi abitanti non fanno più notizia: mediaticamente, poco rilevanti. Cronologicamente, fuori tempo: la contraddizione di chi necessita d’aiuto, per poi esserne ignorato. Oliviero Toscani darebbe ampio sfogo alla sua furia fotografica: quante campagne pubblicitarie e quanti scatti da immortalare! Se solo Amatrice fosse una nave, la neve il mar Mediterraneo.

Al silenzio, assordante, che punisce e ferisce ancora i terremotati, si aggiunge il diktat della Kyenge: “Basta ‘prima gli italiani’!”. Esatto: basta discriminazioni, appunto. Ed autorazzismo, soprattutto (prendendo a prestito le parole Professor Meluzzi). Perché Amatrice, Accumuli ed Arquata sono emblema della disparità: mediatica, istituzionale. In primis, umana. I terremotati, fanalino di coda: per loro, nessun radical chic pronto a diventarne paladino. Per loro, nessun “prima gli italiani”. Solo il sipario, calato come neve e gelo in questo terzo anno: da terremotati, da ultimi, da abbandonati.

Chiara Soldani

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3 Commenti

  1. Ma basta con tutte queste cazzate, ad Amatrice c’è la neve, come in tutte le zone montane, anche il sindaco di Amatrice ha detto che queste sono tutte fake news … basta

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