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Roma, 16 nov – Mentre il commercio italiano tracolla, le grandi multinazionali riescono a sfruttare il periodo di crisi per accrescere il proprio fatturato. Questa, purtroppo, è cosa ormai nota e già di per sé allarmante. C’è però un colosso dell’e-commerce che non si accontenta e prova ad allungare le mani persino sulle scuole italiane. E’ il caso di Amazon, che come denunciato da Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Camera, ha addirittura invitato presidi e professori a promuovere acquisti online in cambio di una percentuale sui prodotti. “Prosegue la campagna di cannibalismo commerciale del gigante del commercio elettronico. Questa volta Amazon entra nelle scuole cercando di far leva sulla promozione di azienda etica”, scrive Rampelli in una nota. “Una pratica molto diffusa negli Stati Uniti. Che viene utilizzata come tentativo di costruirsi un’utilità sociale. Dopo aver disgregato la società nella quale si opera”.

L’operazione sembra dunque chiara e piuttosto pericolosa, non solo sul piano etico, perché con tutta evidenza danneggia e non poco le attività commerciali nazionali e in generale l’economia reale. Emblematica la proposta di Amazon: promuovere nelle scuole gli acquisti on-line attraverso la propria piattaforma. “E in cambio – tuona Rampelli –  il colosso multinazionale donerà alla scuola il2,5% dell’importo speso. Il tutto, peraltro, sotto forma di “credito virtuale”. Veramente mostruoso. Siamo in una fase di dematerializzazione delle relazioni sociali. Nella quale i contraccolpi economici sono mortali per gran parte delle nostre attività produttive. E Amazon prosegue indisturbato. Chiediamo al governo di intervenire. E di promuovere iniziative che privilegino l’economia reale e difenda la scuola dalle finte campagne di utilità sociale”.

Confesercenti: “Non aderite”

Il deputato di Fratelli d’Italia invita poi a sostenere l’iniziativa di Confesercenti di Brindisi, che chiede a tutti i dirigenti scolastici di non aderire alla campagna della multinazionale, “e se lo hanno già fatto, a ritirare tale adesione”. Perché altrimenti “dove andranno a lavorare gli studenti che si diplomeranno in queste scuole? Ad Amazon? E dell’impoverimento del territorio che si determina togliendo segmenti di mercato al commercio locale il mondo scolastico non è chiamato a dare risposte?”, si chiede Confesercenti.

Alessandro Della Guglia

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4 Commenti

  1. …..

    cominciamo con l’imporre l’aliquota MASSIMA DI TASSE
    su TUTTO il reddito che amazon produce nel nostro paese.

    troppo facile devastare il commercio e l’economia qui
    e poi andare a pagar un’inezia di tasse in irlanda
    o da quelle parti:
    se lavori qui,le tasse le paghi qui:
    NON in altri paesi.

    anzi,se fosse per me metterei una tassa particolare per le multinazionali
    tipo amazon,alibaba,facebook,tinder,tiktok ecc ecc ecc
    MINIMO 70% del reddito,se vogliono lavorare nel nostro paese:
    differentemente mettiamo filtri all’ingresso della rete nazionale e
    questi parassiti multinazionali se ne vanno a far danni in altri paesi.

  2. Ma non è legale però, mi pare proprio di no, devi essere iscritto all’albo dei rappresentanti di commercio, p.iva ecc, eppoi un dipendente pubblico non può usare una struttura pubblica per fare guadagni extra con una società privata

    Chiedo lumi sullargomento

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