Torino, 11 lug – Levate il vino ai giornalisti del Corriere. L’anno scorso si erano subito uniti al coro di chi gridava all'”aggressione razzista”, quando l’atleta di colore della nazionale azzurra Daisy Osakue era caduta vittima di uno dei raid a base di lancio di uova da parte di un gruppo di adolescenti buontemponi nella placida Moncalieri (To). Poi si scoprì che, di razzista, l’aggressione non aveva nulla (e Il Corriere lo smentì in sordina qui): innanzitutto, le sei vittime dei precedenti “attacchi” a base di uova erano tutte di origine italiana; poi emerse che uno dei colpevoli era figlio di un consigliere comunale del Pd. I ragazzi chiesero scusa e confermarono la natura assolutamente non xenofoba delle loro scorribande, ammettendo la propria responsabilità in almeno 7 episodi analoghi avvenuti in un paio di mesi. Ragazzate messe in atto “per noia, per fare passare il tempo”. Infine la Procura di Torino ci mise sopra una pietra tombale dichiarando che si trattava di un atto di teppismo senza un bersaglio predefinito, escludendo del tutto il movente razzista (Il Corriere lo riportò qui).

Bipolarismo

Luce era stata fatta sul caso, pochissimi si erano scusati per la fake news, gli echi delle polemiche strumentali dovevano essersi spenti. Quand’ecco che ieri il Corriere ci ripensa e riporta la notizia della vittoria della Osakue nel lancio del disco alle Universiadi titolando: Daisy Osakue, il riscatto d’oro dopo l’aggressione razzista: “Bello vincere in Italia”. Ritornando come se niente fosse, quindi, alla suddetta fake news di un anno fa. Sembra di essere in presenza di un individuo affetto da bipolarismo. Ma come? Prima smentite e poi riconfermate? La mistificazione continua poi nell’articolo: “Identificati, i due aggressori rivelarono un confuso movente a metà tra razzismo e bullismo prodotto dalla noia. Sul caso ci fu l’ennesimo, acceso dibattito politico sui temi dell’immigrazione. Un anno è passato, il dibattito è ancora allo stesso punto”. Come se la notizia non fosse mai stata smentita, come se la Procura non si fosse mai pronunciata. Preferiamo pensare che al Corriere abbiano la memoria corta, cortissima, o che l’autore del titolo la sera prima si fosse dato ai bagordi – altrimenti ci dovrebbe attanagliare il dubbio (mai non sia!) che semplicemente il pezzo sia stato scritto in malafede, per buttare impunemente benzina sul fuoco del “dibattito sull’immigrazione”. Peccato che non tutti hanno la memoria corta come i lettori del Corriere.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. La malafede ed ogni mancanza di scrupolo, di dignità, verità e decenza, sono qualità indispensabili nel bagaglio di un pennivendolo “radical chic” & “main stream” . (Fiat voluntas Soros).

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