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Roma, 16 dic – Crescere cinque figli in mezzo a mille difficoltà, riuscire comunque a garantire a tutti loro un’istruzione e una famiglia unita, avere un marito, dei nonni presenti, un lavoro, una casa di proprietà. Ma, nonostante tutto questo, pochi giorni prima di Natale, i tuoi figli ti verranno portati via, collocati a forza in due case famiglia differenti. E’ questo l’incubo che sta vivendo Francesca Di Napoli, romana di 37 anni e impiegata in una ditta di pulizie. “In base alle dichiarazioni false di un assistente sociale e di un tribunale che non ci ascolta, hanno deciso che io e mio marito non siamo in grado di fare i genitori. E’ una situazione terribile”, racconta Francesca al Primato Nazionale.

La storia di Francesca, suo marito e i cinque figli

L’incubo di Francesca Di Napoli, di suo marito Juan Carlos Biandrati e dei loro cinque figli inizia l’anno scorso. E’ il 22 giugno del 2018 quando il Tribunale dei minori con un decreto affida Alessandro, il loro secondogenito nato nel 2005, ai servizi sociali del settimo municipio di Roma. Il figlio può rimanere a casa con i genitori ma tutte le “decisioni maggiormente rilevanti per la vita del minore” verranno effettuate dal servizio sociale. Tutto nasce da una segnalazione delle insegnanti di Alessandro, che ravvisano assenze a scuola, trascuratezza e ritardo nell’apprendimento. Da qui parte una consultazione con il Tsmree locale (Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva), un percorso riabilitativo al quale, secondo i giudici, i genitori hanno aderito solo “parzialmente”.

I genitori di Alessandro si recano dunque al Cim per le valutazioni psicologiche che danno esito positivo. Al tempo stesso Francesca porta regolarmente Alessandro agli incontri con lo psicologo, il dottor Beniamino Marchi, nonostante sia sempre lei a dover chiedere le date degli incontri, spesso fissate con pochi giorni di preavviso creandole non pochi problemi al lavoro. Sempre nel giugno del 2018 avviene il cambio dell’assistente sociale incaricata di seguire la situazione di Alessandro e della sua famiglia, viene nominata Maria Dell’Abate, con cui Francesca non riesce ad instaurare alcun rapporto: “Mi informava degli appuntamenti sempre con pochissimo preavviso, le ho chiesto anche il numero del cellulare”, spiega la madre di Alessandro, “ma mi ha sempre lasciato solo il numero dell’ufficio dove non rispondeva mai o si faceva negare. Non mi richiamava mai”.

Le foto di Francesca e della sua famiglia

Le mancanze dell’assistente sociale Dell’Abate

Tra le colpe che Francesca addebita all’assistente sociale anche quella di rinviare all’ultimo momento l’ispezione domiciliare che avrebbe dovuto effettuare: “La sig.ra Dell’Abate per ben tre volte, dopo aver fissato la data dell’ispezione domiciliare, precisamente il giorno 22 febbraio 2019, il giorno 19 aprile 2019 e il giorno 11 ottobre 2019, ha improvvisamente deciso di rinviare l’ispezione da lei stessa fissata“, si legge nel reclamo presentato alla Corte d’Appello da Antonella Rustico, avvocato di Francesca. “Ha falsamente dichiarato al Giudice“, prosegue l’avvocato Rustico, “che conferma “l’impossibilità ad oggi di procedere a visita domiciliare perché la madre mi rimanda la visita giustificandosi con i turni di lavoro” (!), sapendo benissimo che la Sig.ra Di Napoli non ha mai rinviato una visita domiciliare, ma che è stata lei stessa a fissare con breve preavviso ben tre visite domiciliari, e ad a annullarle ogni volta con un preavviso massimo di due ore, una volta perché era malata; una volta perché il Servizio era chiuso per due mesi, e l’ultima volta senza giustificazione; causando i problemi di cui si è detto alla Sig.ra Di Napoli e alla sua famiglia”.

I problemi all’impianto fognario e il cattivo odore

L’abitazione di proprietà della famiglia Biandrati si trova nei pressi della fermata metro Giulio Agricola di Roma. Francesca abita lì con il marito e i figli dal 2008. “Appena entrati ho dovuto chiamare la ditta Zucchet per operare la disinfestazione”, racconta Francesca, “e ho dovuto fin da subito fare dei lavori”. Lavori all’impianto fognario che erano in corso anche verso la fine del maggio scorso (per i quali è stato richiesto anche un prestito Findomestic), tanto che Francesca e la sua famiglia si erano trasferiti momentaneamente nella casa di suo padre, nonno materno di Alessandro e degli altri figli. Succede però che proprio il 21 maggio la polizia locale si reca sul pianerottolo in seguito alla segnalazione di un vicino che aveva sentito “il pianto protratto di una bambina”. Nonostante il pianto non provenisse dall’appartamento di Francesca (in quel momento vuoto), la polizia locale ha inviato una relazione ai servizi sociali in cui si faceva riferimento al cattivo odore proveniente dall’abitazione connesso alla fuoriuscita di alcune blatte.

Gli psicofarmaci del nonno

Il giorno successivo la polizia si reca nuovamente a casa di Francesca dove è presente suo suocero, Romano Biandrati. Nella relazione della polizia locale si farà riferimento all’uomo “come sotto effetto di psicofarmaci”. Fatto anche questo smentito da un certificato medico prodotto anche in sede giudiziaria dai legali della famiglia Biandrati. Nelle motivazioni dei giudici che porteranno al decreto dell’8 ottobre scorso, dove si decide l’allontanamento di tutti i figli della famiglia Biandrati, si sostiene che il trasferimento temporaneo del nucleo familiare, a causa di lavori di ristrutturazione, presso l’abitazione del nonno materno a Labico, non sia mai avvenuto. Eppure i vigili hanno assicurato che il 24 e il 31 maggio 2019 tre figli erano con nonno materno e padre a Labico, mentre altri due a scuola e la madre al lavoro. 

Con quali motivazioni si distrugge una famiglia?

Dunque le motivazioni che conducono al decreto che toglie la responsabilità genitoriale dei cinque figli a Francesca e Juan Carlos sono queste: 1) La presunta poca collaborazione con i servizi sociali, che in realtà sarebbe dovuta alle mancanze e all’ostilità della stessa dottoressa Dell’Abate; 2) La scarsa igiene della casa familiare e il cattivo odore, che in realtà sarebbero causati da un problema fognario per il quale sarebbero in corso dei lavori; 3) L’abbandono del percorso scolastico da parte del secondogenito Alessandro. Quest’ultimo punto appare il più paradossale, dato che quest’anno il ragazzo ha superato l’esame di terza media e al momento è iscritto alle superiori dove sta conseguendo ottimi voti. 

Queste sono le motivazioni che, per una assistente sociale che al 20 settembre scorso non sapeva nemmeno che scuola frequentasse Alessandro (verbale d’udienza) e per un Tribunale che in due anni ha ascoltato una sola volta Alessandro e i suoi genitori, decidendo di adottare misure ancora più drastiche di quelle richieste dal Pm. Tanto che non è stata valutata nemmeno l’opzione di affidare i ragazzi a qualche parente prossimo (tra nonni e zii non mancano), ma si è proceduto direttamente con il collocamento dei tre figli più grandi, Giada, Alessandro e Marco in una casa famiglia, mentre i due più piccoli Marianna e Miriam staranno in un altro istituto con la madre. E il padre da solo nella “vecchia” casa. E, come ci racconta Francesca, quando si è recata presso la casa famiglia, “la stessa signora che la gestisce ci ha detto che magari il Natale potevamo passarlo in famiglia. Ma l’assistente sociale ha detto “no, devono andare subito!””. Una storia che mette i brividi e che continueremo a seguire, per capire grazie anche a casi come questi come funziona il sistema degli affidi in Italia. Bibbiano non sembra acqua passata.

Davide Di Stefano

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