Roma, 25mag – Maurizio Belpietro direttore dell’Unità per un giorno. Non è una trama di un libro di fantascienza distopica: Belpietro si è veramente prestato a firmare l’ultimo numero per consentire l’uscita odierna del giornale (che ricordiamo, non è più presente nelle edicole da due anni) permettendogli così di conservare il diritto all’esistenza della testata. “Non condivido una riga del quotidiano comunista, ma oggi lo firmo perché sopravviva. Sono contrario all’eutanasia, ma pubblico lo spot dei radicali”, ha scritto il direttore della Verità “Così combatto la polizia del pensiero che, come ha fatto l’Agcom, punisce i giornalisti che fanno il loro mestiere”.

“Gesto gravissimo”

Una lezione di pluralismo che sinistra e redattori del giornale fondato da Gramsci non hanno preso per niente bene: “Si tratta di un gesto gravissimo, un insulto alla tradizione politica di questo giornale e della sinistra italiana prima ancora che una violazione delle norme contrattuali”. Capito quanta riconoscenza? “L’Unità, giornale fondato da Antonio Gramsci e sopravvissuto al fascismo, in mano ad un direttore da sempre apertamente schierato con la parte più conservatrice della politica italiana e più volte alla guida di giornali di proprietà di Silvio Berlusconi che a l’Unità e ai partiti della sinistra non hanno mai risparmiato insulti e campagne d’odio“. Come se invece l’Unità avesse distribuito petali di margherite e messaggi di solidarietà ai propri avversari politici… “Il giornale sarà domani in edicola con la firma di Maurizio Belpietro ma non con quella di Umberto de Giovannangeli che, componente del comitato di redazione chiamato a lavorare a questo numero speciale, avendo saputo del cambio di direzione soltanto pochi minuti prima che il giornale andasse in stampa ha deciso di ritirarla in segno di protesta”.

“I comunisti si diano da fare”

“Sì è vero, firmerò il numero speciale di domani dell‘Unità“, conferma Belpietro all’Adnkronos. “Me lo ha chiesto l’editore, ieri sera mi ha mandato un messaggio: dobbiamo uscire in edicola ci firmi il giornale? Gli ho detto, ma tu sei matto?”, ha spiegato. “Non condivido niente di quello che c’è scritto, però gli ho permesso di andare in edicola“, sottolinea Belpietro che di fronte alla reazione ingrata del Cdr dell’Unità, puntualizza: “Non lo dirigerò, ho solo prestato la firma per fare uscire un numero, dopodiché loro faranno il resto… I comunisti si diano da fare, non sono neanche capaci di salvare il giornale, altro che polemiche con me…”.

Il responsabile Comunicazione del Pd Marco Miccoli non ha dubbi: “Sulla scelta dell’editore” del giornale “di far firmare il numero in uscita domani da Maurizio Belpietro si precisa che il Partito democratico non ne era assolutamente a conoscenza. L’abbiamo appreso dal comunicato del Cdr solo qualche ora fa”. E conclude: “Non sfugge a nessuno che, vista la storia del giornale e gli orientamenti politici di Belpietro, la scelta dell’editore Pessina è stata una furbizia di cattivo gusto”, sottolinea Miccoli.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Ma come……???………. i piddini, i soloni della agcom,i comunistoidi vari e variegati non fanno la staffetta e lo sciopero della fame pro unità……….. Che delusione questi comunisti,autoreferenziali ed arroganti,sempre pronti a spalare letame sugli altri,in realtà incompetenti ed incapaci nel fare,nel costruire,nel prevedere………..ricchi, arricchiti,moralmente e materialmente falliti. Auguri.

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