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Bergamo, 1 apr – Purtroppo non è uno scherzo del primo aprile. Uno studio realizzato dall’Eco di Bergamo in collaborazione con InTwig ha preso in considerazione i dati dei comuni bergamaschi nel mese di marzo 2020 e i risultati sono – per usare un eufemismo – agghiaccianti. Emergono cifre che stridono enormemente con quei 2.060 decessi “ufficiali” relativi all’epidemia di coronavirus: qui si parla di oltre 5.400 morti in tutta la provincia nel mese appena trascorso, di cui circa 4.500 riconducibili al Covid-19. 



Dei 2.060 decessi avvenuti negli ospedali bergamaschi (dato aggiornato a ieri), si conosce età, sesso, malattie pregresse. Mentre nulla si sa degli altri 2.500, per la maggior parte anziani morti nelle loro abitazioni o nelle Rsa. Deceduti dopo un’agonia durata giorni, dopo aver lamentato la sintomatologia tipica dell’infezione, ma senza che nessuno li sottoponesse a tampone orofaringeo per accertarne la positività al coronavirus. Sul certificato di morte si legge solo una evocativa «polmonite interstiziale».

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I filmati e le fotografie di camere mortuarie e chiese stracolme di bare, le processioni incessanti di mezzi militari che da Bergamo portavano i feretri nei forni crematori delle altre città del Nord, rimarranno per sempre impressi nella nostra memoria. L’urlo di dolore della Val Seriana, dove in ogni piccolo comune le campane suonano a morto tutto il giorno, da settimane, dove nelle chiese si tolgono le panche per far posto alle bare, dove ogni famiglia ha un parente o amici al cimitero, è rimasto silenziato nelle prime due settimane di marzo, quando Protezione civile e Regione snocciolavano quei dati imprecisi, incompleti, tanto che nel resto d’Italia si parlava increduli di “messinscena”: qui, invece, la portata della tragedia era tangibile e osservabile a occhio nudo. Fino all’allarme lanciato dai sindaci, in data 17 marzo: «I dati ufficiali sono solo la punta dell’iceberg», scriveva sempre l’Eco. 

L’iceberg è emerso in tutta la sua interezza stamattina, nei risultati dell’indagine estesa sui 243 Comuni bergamaschi. «Abbiamo confrontato il numero di decessi nei primi tre mesi di quest’anno con la media degli ultimi tre anni per verificare l’aumento di mortalità in provincia di Bergamo – spiega Aldo Cristadoro fondatore di InTwig e professore di «metodi digitali per la ricerca sociale» dell’Università degli Studi di Bergamo – La nostra stima, molto accurata grazie ai dati ufficiali forniti dai Comuni, dice che nell’ultimo mese di marzo sono morte in totale oltre 5.400 persone di cui circa 4.500 riconducibili al coronavirus. Un dato destinato a crescere con il passare dei giorni, secondo l’andamento del contagio. La media degli ultimi tre anni è stata quasi 900».

Cristina Gauri

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