Roma, 8 ago — Il caso Bibbiano è isolato oppure il pattern delle irregolarità e degli abusi potrebbe essersi ripetuto in altre zone dello Stivale? Se lo stanno chiedendo in molti, e qualcuno sta già iniziando le opportune verifiche. Un articolo apparso oggi su La Verità a firma di Francesco Borgonovo, per esempio, fa luce su alcuni aspetti di un sistema simile, per molti aspetti, a quello emerso dalle indagini in Val d’Enza — sebbene, va detto, non vi siano per ora inchieste giudiziarie aperte.

Lo “strano” caso della Liguria

Innanzitutto vi è il dato di partenza: in Italia il 2,7 per mille dei minori, circa 26mila esclusi gli stranieri non accompagnati, è in affido. Il 2,7 per mille è quindi la media nazionale, ma analizzando i dati regionali, saltano all’occhio alcune anomalie territoriali. In Liguria ad esempio la frequenza degli affidi è più che raddoppiata: parliamo del 5,8 per mille. Cioè 1.244 minorenni, di cui 685 affidati a famiglie e 559 ospiti di strutture (comunità, centri, case famiglia, etc.).


Una situazione che il Garante regionale per l’infanzia, Francesco Lalla, aveva già segnalato tempo fa. “A partire dal 2013 molte persone ci hanno contattato per raccontarci le loro vicende — spiega — e ci eravamo convinti che il sistema dell’allontanamento e dell’affidamento non fosse proprio corretto, in base anche alla convenzione di New York, che per gli allontanamenti parla di ‘necessità’”, vale a dire quando “si è già fatto tutto il resto e non si può più fare altro”. Lalla si era attivato per avvertire le autorità competenti dell’anomalia, scrivendo anche “note al Tribunale per i minorenni”, rimaste inascoltate. A dargli manforte sono le dichiarazione di Mauro Lami, dell’Associazione padri separati Liguria: “Da 10 anni riceviamo segnalazioni da tutta la regione”. Allo scoppio dello scandalo Bibbiano, il Garante è tornato alla carica, seppur invitando alla prudenza. “Il sistema, che talvolta non abbiamo esitato a definire dannoso per bambini e famiglie”, deve costruire “tutela, garanzia e promozione delle istanze dei minori” a partire dalle situazioni più fragili e vulnerate. Da qui la proposta: “ creare un sistema rinnovato che veda insieme istituzioni e terzo settore, famiglie e loro rappresentanze”.

Spunta il nome di Foti

Ma non è tutto. Il cronista Diego Pistacchi ha scoperto che anche a Genova erano di stanza gli indagati della Angeli e demoni. Dal 2016 al 2018 si contano nove incarichi allo psicoterapeuta della Hansel e Gretel Claudio Foti, tutti avvenuti per affidamento diretto, per un totale di compensi che “supera i 13mila euro”. Foti aveva il compito di “formare gli assistenti sociali del territorio”, invitandoli, durante i corsi, a superare le “descrizioni classiche delle tipologie della violenza all’infanzia” per cercare abusi e maltrattamenti. Quasi un invito a trovare prove di abusi anche dove non ce ne sono? Inoltre in Liguria sono attivi operatori e professionisti legati alla Hansel e Gretel, come Elisabetta Corbucci, membro dell’associazione Rompere il silenzio di Foti. A questo punto entra in gioco il consigliere Mario Mascia di Forza Italia che pochi giorni fa ha presentato alcune interrogazioni alla Giunta comunale di Genova. Dall’atto di presentazione, in modo molto singolare è sparito il sito “progetto Arianna” della regione Liguria, sempre legato a Claudio Foti, e l’assessore genovese alle politiche educative Francesca Fassio è stata veloce nel rimuovere dall’incarico la dirigente comunale Marina Boccone che si occupava proprio del sopra citato “progetto Arianna”. Coincidenze?

Riceviamo in data 9 agosto 2019 la dichiarazione dell’assessore ai Servizi Sociali Francesca Fassio in merito ad articoli stampa inerenti il sistema dei servizi per i minori del comune di Genova

«In riferimento agli articoli apparsa sulla stampa con cui si paragona il sistema dei servizi
per i minori del Comune di Genova alle vicende occorse nei Comuni della Val d’Enza,
considerato che si continuano ad indicare i nominativi degli operatori sociali del Comune di
Genova, ritengo necessario presentare alcune puntualizzazioni.
Quando accaduto nella Val d’Enza è una vicenda allarmante che vede un indagine penale
aperta per diverse fattispecie di reato nei confronti di amministratori, di esponenti della
Onlus Hansel e Gretel e di operatori dei servizi sociali locali. Chi ha a cuore la protezione
dei minori non può che rimanere turbato. È evidente che se io fossi stata o fossi a
conoscenza di ipotesi di reato nel settore di attività di cui sono Assessore, non avrei avuto
esitazione a denunciarlo all’Autorità Giudiziaria.
Sgomberiamo quindi il campo da interpretazioni fuorvianti sulla situazione genovese,
considerato che io non ho mai rilasciato dichiarazioni a nessun organo di stampa e mi
sono espressa solo nella sede istituzionale del Consiglio Comunale. Esprimo piena fiducia
sull’operato della Direzione Politiche Sociali e degli operatori dei Servizi Sociali che in
questi anni si sono dedicati con impegno ai temi del contrasto all’abuso e al
maltrattamento, in collaborazione con la Asl e gli ospedali, con la Questura e in primo
luogo con la Magistratura Minorile, e dell’affido familiare.
Ci sono protocolli che regolano la collaborazione tra tutti questi soggetti, uniti per la
protezione dei minori nel pieno rispetto della legge.
Gli operatori che in questi anni hanno lavorato nei settori di cui si parla, lo hanno fatto sulla
base delle indicazioni che hanno ricevuto dal contesto politico ed organizzativo di allora
con professionalità ed impegno.
La scelta di sottoporre l’area che si occupa degli interventi nel settore minorile ad una
riorganizzazione interna, è perché ritengo che il cambiamento di linee di indirizzo politico
richieda anche il cambiamento delle persone – azione avviata da più di un anno – che
possono portare una nuova visione sui temi oggetto di lavoro.
Ciò non autorizza ad associare, oggi, chi si è occupato di tali materie, con le indagini che
la magistratura in un’altra Regione sta compiendo.
Con queste mie dichiarazioni, a tutela della Amministrazione Comunale e della
reputazione degli operatori della mia Direzione e dei Servizi Sociali comunali, spero di
aver contribuito a fare chiarezza e a evitare ingiustificate accuse o illazioni a mezzo
stampa».

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. “Egregio” “Signor” Foti, permette una domanda?… La lettera: “T” che manca al suo “riverito” cognome, è stata volutamente omessa? O è un refuso?…

  2. Speriamo si indaghi a fondo e che la veritá finalmente possa emergere: molti giudici, assistenti dociali, comunitá fanno parte di un’associazione a delinquere di stampo mafioso che non agisce per amore e protezione verso i minori ma per altri perfidi, lucrosi scopi senza “ascoltare” i desideri, i bisogni, le paure, le mancanze dei bambini che “strappano” alle famiglie, tantomeno le parole e le sofferenze dei genitori…..qualsiasi pena verrá loro inflitta non sará mai abbastanza……non saremo mai “pari”.

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