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Roma, 25 lug – Emergono nuovi inquietanti particolari sul piano giudiziario nel merito dell’inchiesta Angeli e Demoni sullo scandalo degli affidi illeciti di Bibbiano. Secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino, gli indagati ora sottoposti a misure cautelari avrebbero cercato di “sviare, ostacolare e depistare” le indagini relative al “metodo Val d’Enza”. Perché avrebbero dovuto farlo se convinti della propria innocenza?

Tentativi di depistaggio

Dalle intercettazioni è emerso infatti che Federica Anghinolfi, attivista Lgbt e dirigente dei servizi sociali della Val d’Enza confinata ai domiciliari dal 27 giugno scorso, avrebbe cercato di mettere un fermo alle indagini una volta scoperta di essere sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti. La Anghinolfi, ricordiamo, era il fulcro del sistema di affidi illeciti che strappava pretestuosamente i bambini alle famiglie naturali per assegnarle ad affidatari di scelta della psicoterapeuta 57enne. Le accuse per lei sono di falso in atto pubblico, abuso d’ufficio, violenza privata e lesioni personali gravissime.

Le intercettazioni rivelano che all’inizio delle indagini, nel momento in cui carabinieri iniziarono ad acquisire atti negli uffici pubblici, la donna si recò personalmente dal Garante regionale per l’infanzia per bloccare l’inchiesta, sostenendo che “l’attività dei militari intralciava i procedimenti sui minori”. Alcuni genitori, a cui erano stati strappati i figli, si misero in contatto con lo stesso Garante, che fece subito richiesta di una relazione sui fatti. Come riporta l’ordinanza: “è appurato tramite le intercettazioni telefoniche che, una volta appreso della esistenza delle indagini, maturò all’interno del gruppo degli indagati il ‘progetto’ di regolarizzare la situazione originariamente illegittima”. Detto in altre parole gli indagati avrebbero voluto conferire una veste di formalità all’attività di psicoterapia infantile portata avanti illecitamente dalla onlus Hansel e Gretel di quel Claudio Foti che, si è scoperto, non possiede nemmeno la laurea in psicologia. Secondo il Giornale, infine, dalle carte risulta inoltre che la Anghinolfi sapeva di essere intercettata.

Nel frattempo sono state modificate per tre indagate. Marietta Veltri, 63 anni, ex coordinatrice dei servizi sociali Val d’Enza e accusata di falso ideologico, frode in processo e depistaggio sconterà i domiciliari ad Amantea (Cosenza) per accudire la madre; Nadia Bolognini, 50 anni, ex moglie dello psicoterapeuta Claudio Foti, ha ottenuto una modifica degli orari dei domiciliari “per la gestione della vita familiare e dei figli minorenni”. Invece Sarah Testa, psicoterapeuta accusata di abuso d’ufficio con divieto di esercitare per sei mesi, potrà svolgere la professione privatamente, a Torino, purché i clienti siano maggiorenni e non provengano dal settore pubblico.

Cristina Gauri

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