Roma, 16 lug – Sono stati finalmente desecretati gli audio delle audizioni dei giudici del pool antimafia, tra cui Paolo Borsellino, davanti alla Commissione parlamentare antimafia. L’audizione resa oggi nota è del 1984 ed è, sin’ora, la prima resa pubblica e diffusa da Adnkronos.

“Gravi problemi pratici”

Solo ora, infatti,  la Commissione antimafia di Nicola Morra ha deciso di togliere il segreto a un’ampia parte degli atti riservati; la decisione è stata presa in occasione del ventisettesimo anniversario dalla morte di Paolo Borsellino.”Desidero affrontare la gravità dei problemi, soprattutto di natura pratica, che noi dobbiamo continuare ad affrontare ogni giorno“, diceva Paolo Borsellino nel rendere la Commissione edotta sulle criticità che ogni giorno doveva  il pool antimafia affrontava. Borsellino già nel 1984 stava già lavorando al maxi-processo che avrebbe preso di mira Cosa Nostra. 

 

Organico scarso e nessun computer

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino intervennero in Commissione dopo il consigliere istruttore Antonino Caponnetto. I due giudici avevano reso partecipe la Commissione della necessità di “processi di mole incredibile, ognuno dei quali è composto da centinaia di volumi che riempiono intere stanze”. Borsellino fece dunque presente quanto fosse indispensabile l’uso di un computer, ma dichiarò che lo stesso “non sarà operativo se non tra qualche mese perché sembra che i problemi della sua installazione siano estremamente gravi, anche se non si riesce a capire perché“. Altri problemi di natura organizzativa sorgevano dalla necessità di un organico più ampio, composto da segretari e dattilografi, per non costringere i giudici come Borsellino a lavorare “per 16 o 18 ore al giorno”.

I boss che sapevano dei cambi turno

E proprio Borsellino fece presente come la stessa incolumità fisica dei magistrati fosse a dura prova: “Buona parte di noi non può essere accompagnata in ufficio di pomeriggio da macchine blindate, come avviene la mattina, perché il pomeriggio è disponibile solo una blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per essere poi, libero di essere ucciso la sera”. Fu lo stesso Buscetta, anni dopo, a raccontare  come  a Palermo i boss uscissero per passeggiare proprio alle quattro del pomeriggio, poiché erano consapevoli che ca quell’ora c’era il cambio turno delle auto delle forze dell’ordine.

Ilaria Paoletti

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