Roma, 21 mar – “Il Trattato di Caen non entrerà in vigore né il prossimo 25 marzo né mai, almeno finché non verrà ratificato e l’Italia non vi ha ancora provveduto. Il governo, infatti, non ha presentato in Parlamento il relativo disegno di legge di ratifica ed esecuzione. Inoltre la cartina che gira con i presunti nuovi confini marittimi è sbagliata, per stessa ammissione della Francia”. Parola del professor Carlo Curti Gialdino, ordinario alla Sapienza di Roma in Diritto dell’Unione europea e Diritto diplomatico e consolare, il quale si è letto il testo dell’accordo per poterne parlare con noi. “L’accordo relativo alla delimitazione dei mari territoriali e delle zone sotto giurisdizione nazionale tra l’Italia e la Francia è stato pubblicato su siti governativi francesi. Dalla sua lettura emerge incontrovertibilmente che le informazioni che stanno uscendo sui media (stampa, tv, social) non sono corrette o, più esattamente, riguardano questioni totalmente prive di fondamento”.

Ci spieghi meglio

Tra Italia e Francia non esistono trattati di delimitazione della frontiera marittima, c’è solo un trattato del 1986 che riguarda le Bocche di Bonifacio, situate, come noto, tra la Sardegna e la Corsica. Vero è che sia l’Italia che la Francia hanno ratificato la Convenzione delle Nazioni Uniti sul diritto del mare di Montego Bay del 1982. Questa non fissa essa stessa i confini, ma stabilisce taluni principi. Quali sono? Vi sono in particolare due principi. Quello di equidistanza dalle coste seguito per delimitazione del mare territoriale e quello di equità applicato per la delimitazione delle zone sotto giurisdizione nazionale. Principi di buon senso, insomma… Certamente. Ebbene, Italia e Francia hanno firmato questo Trattato, dopo una lunghissima trattativa, che ha previsto quattro sessioni negoziali dal 2006 al 2012. La firma è stata apposta il 21 marzo 2015 a Caen, in Francia, dai due ministri degli Esteri, Paolo Gentiloni per l’Italia e Laurent Fabius per la Francia. Veniamo al punto cruciale dell’entrata in vigore del Trattato, di cui si parla molto in questi giorni. L’art. 6 dell’accordo è chiarissimo al riguardo. Stabilisce che le parti si informano mutualmente per mezzo di uno scambio di note diplomatiche del compimento delle procedure interne richieste per l’entrata in vigore del Trattato. L’accordo diviene efficace il primo giorno del secondo mese che segue la data della ultima notifica da arte dello Stato che completa per ultimo le dette procedure interne.

E quindi?

La ratifica francese non mi risulta essere intervenuta; so, tuttavia, che taluni giuristi d’Oltralpe non ritengono indispensabile un passaggio parlamentare. Ciò che invece è assolutamente pacifico è che il Governo italiano non ha ancora portato in Parlamento il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica ed esecuzione dell’accordo.

Perché è necessario un disegno di legge?

Perché è un trattato che importa variazioni del territorio dello Stato, come sono tutti gli accordi di delimitazioni dei confini terrestri o marittimi, come nel nostro caso. Pertanto, ai sensi dell’articolo 80 della Costituzione, è richiesta l’autorizzazione parlamentare. Questo trattato quindi non può entrare in vigore senza questo ineludibile passaggio parlamentare. Pertanto la data del 25 marzo citata erroneamente dalla stampa non ha alcun appiglio giuridico. In quella data, semplicemente – come ha dichiarato l’Ambasciata di Francia a Roma – si avvierà una procedura interna di consultazione che con l’entrata in vigore del Trattato non ha nulla a che fare. Ma le “bufale” non finiscono qui…

Che altro c’è?

La cartina che la Francia ha pubblicato come nuova mappa risultante dalle coordinate geografiche fissate dell’accordo è sbagliata, per ammissione della stessa Ambasciata di Francia. Come riportato anche da una nota del governo francese al nostro, in cui si è scusato dell’errore, assicurando che la cartina verrà corretta.

E per quanto riguarda l’Unione europea, spesso citata al riguardo?

Altra cosa che non esiste è questa notifica unilaterale della Francia a Bruxelles. Stiamo parlando di un accordo di delimitazione dei confini di uno Stato, quindi non rientra nella competenza dell’Unione europea. L’unica competenza esclusiva dell’Ue, in alto mare, è la tutela delle risorse ittiche. Quindi tutti questi allarmi sono infondati. Ci vorrà molto tempo ancora prima di poter ratificare il trattato. Anche perché le forze politiche che in questi ultimi giorni hanno lanciato l’allarme sul Trattato e che nel 2016 avevano avanzato analoghi argomenti in svariate interrogazioni parlamentari hanno, dopo il recente turno elettorale, conquistato la stragrande maggioranza del Parlamento.

Più nel dettaglio, che cosa comporterebbe l’approvazione del Trattato?

Tutto ciò precisato sotto il punto di vista dell’entrata in vigore, occorre attentamente valutare la delimitazione intervenuta, nonché le disposizioni previste in materia di pesca (art. 2) e di sfruttamento di risorse minerali, specie petrolifere, presenti nelle piattaforme continentali dei due Paesi (art. 4) per verificare se il negoziato intervenuto tra il 2006 ed il 2012 e l’accordo firmato nel 2015 abbiano doverosamente tenuto conto dell’interesse nazionale italiano, pur in un quadro di reciproche concessioni in una logica di equità e buon vicinato. Qualora ci si accorgesse che così non è stato sono certo che l’accordo in parola, nel testo attuale, non sarà mai ratificato dal nostro Parlamento e, quindi, non entrerà mai in vigore.

a cura di Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Rimane il fatto che quel coglione di Gentiloni ha firmato un trattato nel quale non si capisce quale sia la contropartita per il nostro disgraziato paese.

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