Roma, 10 set – L’Associazione nazionale partigiani è stata tra i primi, ieri, a esultare per l’ondata repressiva di Facebook che ha visto il ban di migliaia di pagine di militanti ed esponenti di CasaPound Italia e la cancellazione delle pagine ufficiali del movimento e delle sedi provinciali e regionali, nonché delle associazioni legate alle tartarughe frecciate e dei consiglieri comunali eletti democraticamente. L’Anpi, che a giugno aveva denunciato CasaPound e Forza Nuova per i “numerosi atti di intimidazione, violenza e apologia di fascismo”  commessi“ripetutamente negli ultimi tempi” chiedendo inoltre di procedere al “sequestro della sede di CasaPound, a Roma, occupata abusivamente”, ha prevedibilmente appoggiato la decisione del colosso di Zuckerberg attraverso la dichiarazione di Carla Nespolo, la presidente nazionale dell’associazione: “Da tempo l’Anpi denuncia anche con esposti alla magistratura il dilagare sui social della brutalità nazifascista. Siamo dunque molto contenti di questa notizia: i social non devono essere un luogo in cui sia consentita la violazione della Costituzione che, ricordo, è antifascista”, ha detto ai microfoni di AdnKronos.

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. Quelli dell’ANPI interpretano la Costituzione a loro piacimento, e si dimenticano del famoso articolo 21 che recita:

    «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.»

    Alla luce di quanto espresso da questo articolo, vien da chiedersi: chi ha violato la Costituzione, CPI manifestando il proprio pensiero politico sui social network – che può essere condivisibile oppure no – o chi ha chiesto ed ottenuto la censura dei suoi profili social? Ortega y Gasset diceva che “il liberalismo è l’idea che tutela le minoranze, anche le più deboli.”: a parole sono tutti dichiaratamente “libberali”, specie a sinistra dove tutti gli esponenti hanno esultato per questo.

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