Verona, 21 feb – Condannato perché dava del “finocchio” a un manager del pastificio. E’ successo a Gian Luca Rana, figlio di Giovanni Rana e amministratore delegato del famoso marchio di tortellini e pasta fresca. Lo ha stabilito la Cassazione, confermando la sentenza della Corte d’Appello di Venezia. L’Ad dell’azienda è stato chiamato in causa per “condotta vessatoria”.

“Clima scherzoso”

Per svariati anni Gian Luca avrebbe pubblicamente apostrofato con il nome “finocchio” uno dei suoi manager, che ha aspettato il termine del rapporto lavorativo per denunciarlo. Per la Cassazione “dare ripetutamente e pubblicamente del ‘finocchio’ a un dipendente arreca concreto e grave pregiudizio alla dignità del lavoratore nel luogo di lavoro, al suo onore e alla sua reputazione”. Rana aveva cercato di difendersi sostenendo che si trattasse “solo dell’espressione di un clima scherzoso nell’ambiente di lavoro”. La vittima di quei motteggi non era evidentemente dello stesso avviso. I legali di Rana dichiarano che “il carattere scherzoso degli epiteti con cui il legale rappresentante dell’azienda era solito apostrofare il dipendente, in presenza di altri colleghi e in un clima cameratesco, sarebbe stato giustificato ‘dalla mancata reazione del manager’ alle ingiurie”. Di qui “l’irrilevanza e l’inoffensività della condotta datoriale”.

Conseguenze per la carriera

L’accusatore, trovandosi “in una condizione di inferiorità gerarchica”, ossia perché temeva conseguenze per la sua carriera lavorativa, aveva incassato colpo su colpo. Salvo poi consumare freddo il proverbiale piatto della vendetta e decidersi a denunciare la vessazione una volta risolto il contratto di lavoro. Dopo la fine del rapporto di collaborazione il manager aveva fatto causa ai Rana, lamentando “stato d’ansia e di stress, pregiudizio alla vita di relazione, alla dignità e alla professionalità”. In entrambi i gradi di giudizio i giudici hanno stabilito un risarcimento pari a sei mesi di stipendio, a cui si aggiungono 5mila euro per le spese processuali. Attenzione a come apostrofate sottoposti e colleghi d’ora in poi.

Cristina Gauri

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