Roma, 21 giu – Che il principale obiettivo delle Ong sia quello di far baccano, contro il governo e per strombazzare ai quattro venti il solito messaggio immigrazionista dei senza frontiere, è piuttosto evidente se guardiamo ai risultati ottenuti. Di fatto negli ultimi due mesi sbarcano continuamente clandestini sulle coste italiane, ma non grazie alle navi messe loro a disposizione dalle organizzazioni non governative. Oggi ad esempio a Lampedusa si sono verificati in poche ore altri tre sbarchi, per un totale di 100 immigrati approdati sulle coste dell’isola siciliana. Prima è arrivato un gommone con 81 africani, lasciati al largo di Lampedusa da un peschereccio che subito dopo ha tentato di far rotta velocemente verso le coste del Nord Africa ma è stato intercettato e bloccato da una motovedetta della Guardia di finanza.

Confini porosi

Poche ore dopo, altri due “mini” sbarchi a Lampedusa, con 12 e 7 immigrati provenienti probabilmente, ancora non si sa con esattezza, dalla stesso peschereccio intercettato. Insomma, nonostante i proclami di Salvini, obiettivamente non sembra proprio di assistere ai cosiddetti “porti chiusi”, piuttosto a un flusso continuo di persone che arrivano dall’Africa e che non vengono quasi mai individuate prima dell’approdo sulle nostre coste.

Sempre oggi poi, a Trieste e in un comune della provincia, San Dorligo della Valle, sono stati individuati altri 100 immigrati provenienti quasi tutti dal Pakistan. Rintracciati dalle forze dell’ordine mentre camminavano tranquillamente tra piazzale Cagni, nel centro del capoluogo giuliano e nella frazione di Domio, nei pressi del confine con la Slovenia. I clandestini sono stati accompagnati tutti nei centri di fotosegnalamento di Fernetti, Porto Nuovo e Questura per essere identificati.

Una conferma che a prescindere dei porti non propriamente chiusi, in Italia arrivano di continuo immigrati provenienti dall’Asia via terra. Non si tratta dunque semplicemente di monitorare le nostre coste, ci sono degli evidenti problemi relativi di controllo del confine con la Slovenia. Perché è soprattutto da quest’ultimo Paese che sembrano aumentare i flussi in entrata.

Eugenio Palazzini

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