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Roma, 11 feb – Auguriamoci che “Pechino non bari”. Ma non contiamoci troppo. E’ questo, in sunto, il pensiero di Roberto Burioni, intervenuto nuovamente sul suo sito Medical facts, a proposito dell’emergenza coronavirus: Probabilmente la Cina bara sui dati che fornisce al mondo, è il titolo dell’ultimo post vergato dal virologo sulla sua piattaforma di divulgazione scientifica.

Una nuova politica?

“Nei giorni scorsi – si legge – autorevoli colleghi, come Pier Luigi Lopalco, hanno detto che dalla Cina arrivavano piccoli segnali che inducono a un flebilissimo ottimismo. Il numero dei casi di coronavirus sembrava salire con meno intensità negli ultimi giorni. Purtroppo, però, esiste la possibilità che questo calo derivi da una sconcertante decisione della Cina: considerare casi confermati solo quelli che risultano positivi al test e hanno sintomi”.

Un bel gioco di prestigio

“In altre parole – prosegue ancora Burioni – chi ha il test positivo, ma non ha sintomi, non rientra nel conto“. Se così fosse sarebbe un bel giochetto di prestigio quello portato avanti dalle autorità cinesi. “Io non so dirvi se è vero, perché non conosco il cinese, ma la direttiva sarebbe stata emessa il 7 febbraio, come si può leggere in questo tweet”, scrive citando un tweet di Alex Lam, che pubblichiamo qui sotto.

“Parliamoci chiaro, contare i casi in questo modo ha un nome ben preciso: barare. Spero che non sia vero – conclude Burioni – e spero che nel malaugurato caso fosse vero l’Organizzazione mondiale della sanità non consenta questo comportamento”.

Ipotesi allarmanti

Lo stesso Lopalco, l’epidemiologo dell’università di Pisa citato da Burioni, è intervenuto sul tweet “incriminato” in un’intervista con Adnkronos ripresa poi dal Secolo. “Sembrerebbe sia cambiata in corsa la definizione di caso“, osserva, specificando che i “sistemi di sorveglianza hanno un problema di sotto-notifica dei dati” e con il nuovo sistema “si finirà per perdere tutti i pazienti con sintomi molto lievi, sfumati”. “Insomma, la sottostima dei numeri reali finisce per aggravarsi”. Lopalco, diversamente da Burioni, afferma che “non userei la parola barare, ma certo la sottostima dei numeri si aggraverebbe”. “Sappiamo infatti che in molti casi il virus dà solo qualche linea di febbre e un po’ di congiuntivite, o lievi disturbi gastrointestinali”. Ipotesi che di certo non tranquillizzano nessuno.

Cristina Gauri

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