Roma, 25 feb – Dietro lo scontro tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e la Regione Lombardia sulla gestione dell’emergenza Coronavirus, c’è molto di più di una contrapposizione tra schieramenti politici opposti. Il governatore lombardo, Attilio Fontana, e quello del Veneto, Luca Zaia, con le loro amministrazioni a guida leghista, rappresentano l’antitesi culturale dell’esecutivo giallofucsia capitanato dal balbettante avvocato e docente selezionato a suo tempo dai grillini. Le accuse del premier all’ospedale di Codogno, insieme alla sua insofferenza verso gli slanci “autonomisti” delle regioni del Nord, nascondono l’imbarazzante divario di efficienza, competenza e lucidità tra un governo traballante, abborracciato, ciecamente ideologico e il solido modello amministrativo delle regioni produttive in cui il centrodestra fa regolarmente il pieno di voti esprimendo credibili leadership territoriali.



Quale buon governo?

E attenzione: in questo caso l’ingombrante figura di Matteo Salvini e il suo sovranismo mediaticamente dominante c’entrano poco. Il suo conflitto con Conte e compagnia hanno un altro valore e altre caratteristiche. Qui si parla essenzialmente di capacità di governo, di credibilità e affidabilità. L’emergenza sanitaria in corso ha fatto esplodere le differenze. Da un lato le responsabilità di un governo incapace di proteggere tempestivamente la nazione da una minaccia seria, rivelatasi poi drammatica, a causa di deliranti pretese “antirazziste” e inettitudine operativa, dall’altro le giunte di Lombardia e Veneto, reattive, puntuali e fin troppo confidenti nelle relazioni con Palazzo Chigi.

Giova oltretutto ricordare che sia Fontana sia Zaia ai primi di febbraio avevano preso posizioni forti rispetto alla necessità di intervenire precauzionalmente rispetto agli studenti provenienti dalla Cina. La qualcosa aveva fatto scattare nei loro confronti un linciaggio politico e mediatico da parte del “fronte dell’accoglienza”, che per l’ennesima volta ha mostrato quali sono le sue priorità e che, quando da c’è da scegliere tra l’ideologia globalista e l’interesse nazionale, persino in materia di sicurezza sanitaria, vince la prima e il secondo viene fatto a pezzi. Sappiamo come è andata a finire. Lombardi e veneti, di fronte ai drammatici sviluppi della situazione, hanno pure rinunciato a chiederne polemicamente conto agli avversari, privilegiando il lavoro e le risposte concrete.

L’inadeguatezza del governo danneggia tutti

Non è naturalmente il caso di farne una questione divisiva tra Nord e Sud, tra efficienza settentrionale e cialtroneria “meridionale”, come è nelle tentazioni di qualche sempliciotto di entrambe le parti e che sarebbe pure una stucchevole diatriba fuori tempo massimo. Anche perché la Toscana si trova nel Centro-Nord ed è presieduta da un personaggio, il super rosso Enrico Rossi, che ha tenuto una condotta folle dagli effetti potenzialmente devastanti. Qui c’è da riflettere seriamente su due fattori: in che mani è oggi l’Italia e se dal modello amministrativo delle regioni trainanti della nazione, oggi messe a dura prova anche per via dell’inadeguatezza del governo, non possa venire qualche indicazione preziosa per rialzare la testa, tutti insieme, dall’Alpe a Sicilia.

Fabio Pasini

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

  1. ….pur di continuare a percepire il ” reddito ” ingoiano qualsiasi cosa, anche il virus , ma continueranno a sostenere e votare il gov giallofucsia ..sono i “liberi” elettori dei sinistri..

Commenta