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Tokyo, 20 feb – Come era purtroppo prevedibile, ci sono le prime vittime a bordo della nave-trappola in quarantena in Giappone. Una coppia di passeggeri giapponesi contagiati dal coronavirus sulla Diamond Princess, bloccata da oltre due settimane a Yokohama, è deceduta. Lo riferisce la tv pubblica nipponica Nhk. Le vittime del coronavirus in Giappone salgono dunque a tre. Nel frattempo, la Commissione sanitaria nazionale (Nhc) cinese ha reso noto che ieri sono stati rilevati 114 nuovi decessi e 394 contagi aggiuntivi, facendo salire il totale, rispettivamente a 2.118 e 74.576. I nuovi casi a quanto pare sono in calo rispetto ai 1.749 di martedì. Nella provincia dello Hubei, epicentro dell’epidemia, sono segnalati 349 altri contagi dopo la rimozione di 279 casi risultati negativi ai test dell’acido nucleico. Le autorità di Pechino, infatti, hanno parzialmente modificato i parametri di prevenzione e controllo, consentendo allo Hubei di rimuovere i “clinicamente diagnosticati”.

Finito l’incubo sulla nave-trappola, gli italiani tornano oggi

Per cinquecento passeggeri della Diamond Princess, risultati negativi e già sbarcati dalla nave, l’incubo è finito. Gli altri, tra cui 35 italiani, iniziano a vedere la luce in fondo al tunnel dopo essere rimasti imprigionati per 14 giorni. Una nave ormai diventata una vera e propria trappola, dove i contagi da coronavirus continuano ad aumentare giorno dopo giorno: l’ultimo bilancio è di 621 contagiati. Dopo essere partito martedì sera da Ciampino, è arrivato ieri pomeriggio l’aereo Falcon con il team medico incaricato di sottoporre gli italiani ai test per escludere l’infezione. Nello staff inviato in Giappone anche due medici dello Spallanzani di Roma, un’anestesista e un’infettivologa. Chi risulterà negativo ai controlli potrà sbarcare già oggi dalla nave, per rientrare a casa in serata con un secondo aereo, un Boeing dell’Aeronautica militare partito ieri sera dall’Italia. Il volo dovrebbe riportare in Patria, oltre ad una trentina di italiani, anche 27 cittadini di altri Paesi dell’Unione europea. Bruxelles ha attivato il meccanismo di protezione civile per cofinanziare i voli italiani.

Una volta rimpatriati saranno messi in quarantena per 14 giorni

Una volta atterrati all’aeroporto militare di Pratica di Mare, i passeggeri saranno sottoposti alla consueta quarantena di 14 giorni, il periodo ritenuto necessario dai medici per escludere del tutto la presenza della malattia. Per i primi giorni saranno trattenuti nella stessa struttura militare, poi saranno trasferiti al centro olimpico della Cecchignola, previa bonifica degli ambienti dove sono stati finora gli altri italiani rientrati nei giorni scorsi da Wuhan, la città epicentro dell’epidemia. Un terzo volo dovrebbe partire in un momento successivo per riportare a casa il passeggero italiano risultato contagiato dal virus a bordo della Diamond Princess. Si tratterà di un aereo di biocontenimento, stessa tipologia di quello impiegato per riportare a casa nei giorni scorsi Niccolò, il diciassettenne friulano che era rimasto bloccato a Wuhan per ben due volte, a causa della febbre.

Primo decesso in Corea del Sud. Allarme per il “super untore”

Primo decesso in Corea del Sud collegato all’epidemia di coronavirus. Lo hanno riferito le autorità sanitarie nazionali, citate dall’agenzia Yonhap, aggiungendo che sono in corso accertamenti sulla causa esatta della morte del paziente. Confermata anche la presenza di 22 nuovi casi di contagio nel Paese, portando il totale nazionale a quota 104. Intanto il sindaco della città di Daegu ha chiesto agli abitanti di rimanere in casa per evitare la diffusione dell’epidemia, dopo un drastico aumento dei casi che si ritiene dovuto a un “super untore”, una donna di 61 anni, molto attiva nella chiesa locale. Daegu e la provincia limitrofa del Gyeongsang settentrionale hanno registrato 49 nuovi casi di coronavirus, molti dei quali riconducibili alla donna in questione.

Prime due vittime in Iran, è il 28 esimo Paese a segnalare casi di contagio

Due pazienti sono morti in Iran, in un ospedale di Qom, a circa 140 chilometri da Teheran, dove si trovavano già in isolamento dopo essere risultati positivi all’infezione. Lo ha reso noto il viceministro della Sanità Qasim Jan Babaei, citato dall’agenzia Mehr, il quale ha anche sottolineato che i due erano in età avanzata e con “deficienze immunitarie”. “Ci aspettavamo – ha aggiunto – che il virus entrasse nel Paese ed è arrivato, fortunatamente in ritardo rispetto ad altri Paesi coinvolti. Abbiamo preso tutte le misure per tenere la malattia sotto controllo e non bisogna preoccuparsi”. L’Iran diventa così il 28 esimo Paese al mondo a segnalare il contagio, secondo i dati del Center for Disease Control raccolti dalla Johns Hopkins University.

Ludovica Colli

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