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Lodi, 24 feb – Anche l’Italia ha la sua piccola Wuhan: è la zona rossa nel lodigiano. Come la città cinese focolaio del coronavirus che sta allarmando mezzo mondo, il nostro Paese ha isolato un’intera area ritenuta epicentro dell’epidemia da Covid-19. Sono attivi i varchi di controllo, in entrata e in uscita, a Vo’ Euganeo, paese epicentro della diffusione del coronavirus in Veneto. Si tratta di una delle misure di contenimento del rischio di contagio decisa con decreto del governo. Saranno otto i varchi attivati nelle strade di accesso al paese, controllati da personale dell’Esercito e delle forze dell’ordine. Per gli 11 paesi delle zone focolaio è poi scattato il cinturamento: posti di blocco delle forze dell’ordine impediscono l’ingresso e l’uscita degli abitanti (circa 50mila in tutto).

Zona rossa del Lodigiano: 35 varchi presidiati 24 ore su 24

Nel dettaglio, stiamo parlando di 43 varchi in tutto presidiati 24 ore su 24 dalle forze dell’ordine, di cui 35 attorno la zona rossa del lodigiano, che comprende il territorio di 10 Comuni, gli altri nel padovano. Il piano di cinturazione delle zone individuate come focolaio dalla diffusione del coronavirus è stato definito al Dipartimento di Pubblica Sicurezza guidata dal capo della Polizia Franco Gabrielli, in contatto costante con i prefetti di Lodi e Padova. Per questo sono stati dislocati circa 500 uomini, dieci per turno ad ogni varco. Pattuglie miste di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza per un dispositivo interforze che servirà a impedire di entrare e uscire dalle zone focolaio, ma anche a creare corridoi umanitari sterili per far arrivare i beni di prima necessità: alimenti e medicinali innanzitutto. Intanto le aziende pensano allo smart working per far lavorare da casa i dipendenti.

“Vigilanza diffusa” e sostegno alla popolazione locale

Ieri le forze dell’ordine hanno messo in atto le procedure di filtraggio della zona rossa, avvisando gli automobilisti diretti all’interno che, se fossero entrati, poi non sarebbero più potuti uscire. A sentire la popolazione locale, per adesso – a parte le scene apocalittiche e forse in parte ingiustificate della corsa ai beni alimentari – non si preoccupa, c’è chi dice che si butterà sul divano a guardare la tv o a leggere, ma l’atmosfera è pesante. “Vigilanza diffusa” degli 80 carabinieri che sono stati inviati dal ministero della Difesa nella zona rossa, a sostegno di istituzioni e popolazione locale che sta vivendo un momento di grossa difficoltà. Coi militari è stata anche inviata un’unità mobile. A bordo ci sono carabinieri e medici dell’Arma per aiutare chi ne ha bisogno e supportare un’attività che diventa sempre più difficile, tra quarantena e isolamento.

Fontana assicura: “Dal momento del primo contagio non è stato fatto nessun errore”

Dal momento in cui è emersa la situazione non è stato fatto nessun errore, si è intervenuti con determinazione e con capacità”, assicura il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ai microfoni di RadioAnch’io, su Radio1. Ma il governatore lombardo esprime preoccupazione. Un contagio “così rapido” che ha toccato i quasi 170 casi positivi in tre giorni “è risultato strano per tutti” e “non si riesce sinceramente a capire anche il perché abbia colpito proprio quell’area”, anche perché non è stato trovato ancora il cosiddetto paziente zero.

Adolfo Spezzaferro

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