Milano, 25 mag – Saranno stati gli striscioni alle finestre di quelli che “apriamo i porti” e “restiamo umani”, quelli che vogliono fermare i sovranisti, i populisti, l’onda nera (Repubblica), con quattro lenzuoli patetici alle finestre. Sarà che la cronaca, per quanto soffocata dalle campagne faziose dei giornaloni, ultimamente è stata particolarmente dispettosa coi fanatici della cosiddetta accoglienza. Sarà quello che volete, ma ci è uscito, nostro malgrado, un riassunto settimanale, un bilancio, approssimato per difetto, dell’ordinaria criminalità multietnica a Milano.

Il piccolo rom

Una settimana, quella che sta per terminare, funestata soprattutto dalla morte di un bimbo di due anni, per cui è stato arrestato il padre, un rom di nazionalità croata, che viveva con la sua numerosa famiglia in una casa occupata abusivamente nel quartiere di San Siro. Il nomade, a quanto riportato, ha ammesso di aver compiuto violenze sul piccolo sotto l’effetto di droga e di essersi accanito su di lui, dopo avergli bruciato i piedi con un accendino, perché non smetteva di piangere.

Ladri acrobati


Altri rom sono assurti agli onori delle cronache negli ultimi giorni come protagonisti di un’altra vicenda delinquenziale: a nove uomini dell’Europa dell’Est sono state notificate altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere in quanto ritenuti componenti di una banda specializzata in furti in appartamento. Un team dalle accertate doti acrobatiche che svaligiava abitazioni arrampicandosi sui tetti dei palazzi e calandosi attraverso balconi e grondaie per raggiungere le proprietà prese di mira. Il bottino? Preziosi e oggetti vari per oltre due milioni di euro. Nella storia c’è un elemento ulteriormente sconcertante. Tra le persone coinvolte anche un cittadino serbo di 32 anni che lo scorso 5 maggio scorso aveva partecipato al colpo a casa di Anna Tomasino, l’89enne uccisa nella sua abitazione nel quartiere Monte Sacro, a Roma. Costituitosi per quel fatto, era già detenuto a Rebibbia.

Dal gommone alle rapine

Un pregresso spregevole aveva anche Ousman Dampha, gambiano 26 anni, arrestato martedì in zona Stazione Centrale a seguito della denuncia di una donna, rapinata e minacciata con una bottiglia rotta per strada. Sul conto dell’africano, già destinatario del consueto inutile decreto di espulsione, sono emersi particolari che rivelano molto del suo profilo. Giunto dal mare in Sicilia nel 2016, si era già distinto nel catanese per condotte criminose come furti e spaccio di droga per cui era finito agli “arresti domiciliari” nel Cara di Mineo (due le denunce per evasione). In seguito aveva soggiornato brevemente nel carcere di Caltagirone per poi essere (vanamente) trattenuto in un centro per il rimpatrio della provincia di Potenza, da cui si era allontanato senza difficoltà lo scorso 21 dicembre. Da allora di lui più nessuna traccia fino alla rapina milanese dei giorni scorsi. Un altro dettaglio non da poco: il gommone con cui è sbarcato in Italia lo guidava lui. A bordo c’erano oltre duecento persone, tre donne morirono di asfissia durante il viaggio.

Si difendeva dai razzisti

Per alleggerire quello che rischia di diventare un noioso bollettino di guerra urbano, sorvoliamo su un’altra serie di denunce e/o arresti per fatti che hanno visto protagonisti immigrati, per lo più irregolari. Ma su un caso, piuttosto indicativo, ci vogliamo soffermare. Si tratta dello “spettacolo” messo in scena alcuni giorni fa per le vie di Milano da un 23enne del Sudafrica (di certo non appartenente alla minoranza boera…), iniziato in zona Porta Romana con un furto e finito alla Darsena col suo (movimentato) arresto. All’ora di pranzo il giovane ha pensato bene di rubare la bicicletta a un rider, un coetaneo che lo ha poi riconosciuto e affrontato a un paio di chilometri di distanza, avendolo ritrovato in possesso del mezzo che gli apparteneva. La successiva lite scoppiata tra i due è stata notata da una volante di passaggio. Alla vista degli agenti il sudafricano ha dato il meglio di sé mostrando un grosso coltello che teneva in tasca e urlando: “Vi sgozzo, paese di merda!”. E si commenta da sola – anche se gli spunti sono sempre ben accetti – la sua “spiegazione” per il possesso dell’arma da taglio: “Ce l’ho per difendermi dai razzisti”. Et voilà, abbiamo una vittima, un eroe: roba da cittadinanza onoraria. Che ne dice sindaco Sala?

Fabio Pasini

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2 Commenti

  1. Della serie “scriviamo tanto la gente capisce solo quello che vuole”… I criminali sono di tutte le nazionalità come anche gli ignoranti! Non facciamo discorsi generalizzati perché non è da persona seria e obiettiva. Di stranieri seri, lavoratori e onesti per fortuna in Italia sono la maggioranza! Basta guardare vicino a noi quante persone conoscete così!

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