Roma, 27 ott – E’ stato convalidato il fermo dei tre immigrati irregolari africani accusati di aver stuprato e ucciso Desirée Mariottini. Il gip Maria Paola Tomaselli nelle prossime ore deciderà se emettere l’ordinanza cautelare sollecitata dalla Procura. Per adesso, soltanto il senegalese Brian Minteh, detto Ibrahim, ha risposto alle domande del magistrato.

Si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere l’altro senegalese, Mamadou Gara, detto Paco, e il nigeriano Alinno Chima, conosciuto come Sisko. Adesso si attende il verdetto del gip di Foggia che deve pronunciarsi sul fermo del clandestino ghanese Yusif Salia, catturato ieri a Foggia con dieci chili di marijuana.

Intanto proseguono gli accertamenti per verificare se anche altre persone hanno abusato della sedicenne. Le indagini hanno accertato che nello stabile occupato a San Lorenzo c’erano almeno 12 persone quando Desirée era stata ormai ridotta in stato di incoscienza dai suoi aguzzini.
I pusher si sono accaniti a turno sul suo corpo, tenendola in trappola per due giorni: prima stordendola con droghe e alcol, poi violentandola fino a farla morire.

La ricostruzione di quanto avvenuto nelle ultime 48 ore di vita della ragazza si basa sulle testimonianze di almeno 12 persone che l’hanno vista: due ragazze straniere che l’hanno avvicinata, le hanno parlato e in qualche modo hanno cercato di convincerla ad andare via; tre uomini che in più occasioni hanno notato come le sue condizioni siano via via peggiorate; e i suoi carnefici.

Quello che si sa per certo è che mercoledì 17 Barbara Mariottini denuncia di non avere più notizie della figlia. “Vive con i nonni, è già scappata di casa varie volte”, racconta. Non sa che in quel momento Desirée è già a Roma, nel palazzo occupato a San Lorenzo. È arrivata in tarda mattinata per rimediare una dose di eroina. Non ha soldi e accetta di avere un rapporto con lo spacciatore. La giovane è stata lì altre volte nei giorni precedenti, ma questa volta è diverso, si sparge la voce che “la ragazzina bianca è tornata ed è disponibile”. Scatta la trappola.

Il 18 mattina Desirée è in evidente crisi di astinenza. “Chiedeva droga, ha preso di tutto”, racconta una ragazza. Il branco di spacciatori “che vengono dall’Africa centrale le sta sempre intorno, si alternano”. Un testimone ricorda che “le hanno dato del vino con il metadone”. Passa ancora qualche ora tra dosi di crack e altra eroina, tanto che nel primo pomeriggio Desirée appare come in trance.

Ora è preda dei suoi aguzzini. Cominciano a violentarla a turno, si accaniscono su di lei. Sono in quattro, ma forse di più. Saranno gli esami del Dna a rivelare ulteriori dettagli, analisi necessarie a individuare tutti gli stupratori. Vanno avanti così per ore, fino alla notte. Verso le due del mattino di venerdì Desirée è ormai incosciente ma il branco non si ferma. Alle 4 arriva al 118 la telefonata da un numero privato con la richiesta di soccorsi. Quando entra l’ambulanza lo stabile è vuoto. Al cancello è rimasto qualcuno che indica il luogo dove c’è il corpo. Si parla di overdose.

L’autopsia svela la violenza ripetuta: i medici legali avrebbero trovato sul suo corpo segni di bruciature di sigarette. Inoltre gli aguzzini le avrebbero immobilizzato le gambe mentre la stupravano. Si apre la caccia ai carnefici. Si torna nello stabile e si individuano i testimoni. Si comincia dalle assenze sospette dei pusher abituali: segno che sono in fuga. Poi gli arresti.

Alberto Palladino

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