Roma, 1 mar – E’ notizia di oggi quella del licenziamento di Domenico Arcuri, l’uomo della Provvidenza nominato dall’ex premier Giuseppe Conte Commissario straordinario per l’emergenza Covid, colui che – in teoria – doveva traghettarci dall’eccezionalità alla normalità, nuova o vecchia che sia e che fallendo in questo compito è stato “graziosamente” deposto da Mario Draghi. Nel corso del suo principato, Arcuri ci ha deliziato, per così dire, con alcune trovate avveniristiche che l’emergenza non l’hanno risolta, ma ci hanno fatto parlare.



5) Arcuri e i banchi a rotelle

Cominciamo con un grande classico della gestione Arcuri, i prodotti che dovevano permettere ai nostri figli e nipoti di tornare in classe in tutta sicurezza: i banchi a rotelle. Ancora un mese fa, il Commissario straordinario respingeva le critiche di Elena Donazzan, assessore all’Istruzione della regione Veneto, che aveva tolto questi banchi dalle scuole accusandoli di essere la causa del mal di schiena negli studenti. Non solo non farebbero male alla postura dei ragazzi, ma diceva di essere sempre stato “a completa disposizione delle scuole per dare direttamente ai destinatari tutte le delucidazioni necessarie a risolvere eventuali problemi nelle forniture e nella gestione della relativa documentazione”. Tuttavia, è lui stesso a dire di aver “fallito” nella loro distribuzione (accollandosi solo in parte la colpa): “Abbiamo consegnato solo l’80% dei banchi fino a fine ottobre, ora questa percentuale si sta approssimando al 100%. Nel frattempo sono successe due cose: molte scuole hanno dovuto chiudere e la seconda che l’80% dei banchi significa la produzione circa 10 volte la produzione italia di un anno. Ho perso una scommessa ma abbiamo raggiunto un risultato”. Draghi non la pensa così, evidentemente.

4) Arcuri e le siringhe

A dicembre, Domenico Arcuri annunciava trionfalmente la chiusura di un altro bando – l’ennesimo – in era Covid. Quello per le siringhe per i vaccini. “Abbiamo chiesto 158 milioni di siringhe e abbiamo ricevuto proposte per dieci volte tanto. Sono risultati migliori di quanto ci aspettavamo”, diceva a Repubblica. Nello stesso articolo si leggeva che le consegne sarebbero avvenute già a dicembre: “Lavoreremo durante tutte le feste”, diceva Arcuri. Ce ne erano (o sono) già ad hoc per il vaccino Pfizer, che richiede cilindri con stantuffo più performanti, “abbiamo ricevuto diciotto offerte, alcune italiane, alcune europee, altre dagli Usa e da diversi Paesi del mondo per un totale di 828 milioni”. C’è solo un problema: ora mancano le dosi di vaccino. Ritenta, sarai più fortunato.

3) Arcuri e il vaccino ai “furbetti”

La campagna vaccinale che ci ha visti fino ad ora solo sensibilizzati  ma vaccinati in poco numero, ha già uno “scarto” di 720mila vaccinati che però, non si sa come siano arrivati a ricevere il prezioso farmaco. Secondo Libero, non farebbero parte di nessuna delle categorie essenziali con “prelazione” indicate dal ministro della Salute, Roberto Speranza insieme all’ormai ex commissario Arcuri. In questa imponente cifra, risultano anche impiegati non sanitari delle varie Asl: nessuno di questi 720mila vaccinati è tra gli angeli della corsia che lavorano in prima linea. Non solo, sebbene in teoria gli anziani abbiano la precedenza sugli altri, gli over 80  fino ad ora hanno ricevuto 886mila dosi, con 4,2 milioni già iniettate in tutta la popolazione: sono la fascia d’età tra 70 e 79 anni meno vaccinata del Paese (145mila dosi).

2) Arcuri e il piano vaccinale “a pieno ritmo”

Era un mese fa quando Arcuri diceva che il piano vaccinale messo a punto con le regioni e le province “funziona a pieno ritmo”. Entro oggi, per Arcuri, ci saremmo dovuti avvicinare “alla vaccinazione di 7 milioni di italiani“. Sebbene lo dicesse buttando già “le mani avanti”,  sottolineando che “è quello che si può fare” visto che le dosi ricevute erano inferiori al 50% della quantità prevista, sappiamo comunque che i numeri non collimano e che c’è grande confusione sotto questo cielo relativamente a chi ha la priorità e come vanno distribuiti: in  Toscana si inetta il siero di AstraZeneca a chi lavora nella giustizia, con Sicilia e Puglia che vogliono imitarla. Chi lavora nelle università si sta già vaccinando, apri fila della moda in questo caso la Lombardia. Nelle Rsa sono state invece somministrate 395mila dosi, sebbene   l’obiettivo promulgato da Arcuri era quello di metterne a disposizione oltre un milione per coprire tutti i 570mila aventi diritto, e cioè gli ospiti nelle strutture residenziali assistenziali. Un ritmo un po’ sincopato, altro che pieno.

1 Arcuri e le mascherine

Dulcis in fundo o venum in cauda, come preferite, parliamo del controverso rapporto di Arcuri con le forniture delle mascherine. otto gli indagati dalla procura di Roma, tra imprenditori e giornalisti.  Le accuse della procura sono di ricettazione, riciclaggio, traffico di influenze illecite in concorso e aggravato dal reato transnazionale, illeciti amministrativi in materia di responsabilità amministrativa degli enti. Le imprese italiane nel ruolo di “mediatori” di Arcuri avrebbero percepito commissioni per decine di milioni. Per fare cosa? Trovare mascherine, in breve, e trovarle da chi le produce in Cina. Uno dei mediatori di Arcuri “tifava” esplicitamente Covid, per avere più introiti. Ieri, su La7, la rivelazione degli scambi “ambigui” di messaggi tra Benotti e Arcuri, uno di questi intermediari “freelance” vicini al Commissario per l’emergenza. In tutto questo, Arcuri nel maggio 2020 parlava trionfalisticamente dell’inizio della produzione di mascherine in Italia. Anche qui, molta confusione, molta ambiguità, e soprattutto la seconda può creare delle grane. Sarà per questo che Arcuri è stato silurato dal governo Draghi e prontamente rimpiazzato?

Ilaria Paoletti

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