Roma, 19 mar – Nessun riconoscimento di doppia paternità delle coppie gay da parte del Comune di Trapani. La legge è legge, e il sindaco dem Giacomo Tranchida è irremovibile: “Non forziamo le procedure”. Il primo cittadino della città siciliana lo scorso 6 marzo aveva respinto la richiesta di Leo e Francesco, una coppia omosessuale che aveva fatto domanda di “riconoscimento successivo della seconda paternità” per i due bambini, nati negli Usa tramite fecondazione assistita. 

“Nessuna forzatura”

Tranchida non ci sta proprio a forzare la mano come tanti sindaci progressisti (ci riferiamo a Sala, Appendino, Orlando, De Magistris, Pizzarotti, Nardella) trovatisi nella medesima situazione prima di lui:  “La legge è lacunosa e questo può essere superato soltanto da un giudice. Perché, anziché cercare diritti, si cercano forzature? Perchè non ci si rivolge ai tribunali?”, afferma Tranchida. “Una nostra iscrizione verrebbe impugnata come illegittima”, spiega il sindaco. “E’ un po’ come la questione del sindaco Orlando e del decreto Salvini: noi abbiamo trovato una soluzione diversa, ispirandoci alla legge sui servizi sociali. In questo caso non può esserci alcun approccio differente”.

L’appello

L’associazione “Punto dritto” ha lanciato un appello a Giacomo Tranchida, raccogliendo oltre 400 firme in poche ore: hanno partecipato gli studenti, il deputato regionale Claudio Fava, i segretari provinciali del Pd e della Cgil, e di alcuni consiglieri comunali che annunciano la presentazione di una mozione. La preoccupazione di Leo, uno dei due padri, è che “paradossalmente uno di noi due non potrebbe neanche andare a prendere nostro figlio a scuola, e ovviamente non vogliamo pensare a cosa potrebbe accadere nel caso di problemi di salute”. “Vogliamo pensare che sia stato un eccesso di prudenza – scrive l’associazione Punto Diritto – da parte del sindaco Tranchida, che è ufficiale di stato civile, e lo invitiamo a seguire con coraggio quei sindaci progressisti e democratici che ci insegnano che le famiglie sono tutte uguali, che i bambini vanno tutelati e che i diritti non si negano mai”. Pronta la risposta di Tranchida: “Se la questione è politica va affrontata nelle giuste sedi, a partire dal Parlamento. Io non ho mai rinnegato la mia appartenenza al Pd e ho sostenuto Zingaretti, che tra i punti del suo programma ha il superamento di situazioni come queste”.

Cristina Gauri

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