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Roma, 9 ago – Si apre una nuova pagina, nella serie di inchieste condotte dalla Procura di Trapani, in merito alle vicende legate al traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Dopo il sequestro della nave Iuventa dell’Ong tedesca Jugend Rettet e il faro acceso sulle attività di Medici Senza Frontiere, ora è un altro nome eccellente a finire nei guai: Mussie Zerai.

Sacerdote di origine eritrea, Mussie Zerai è finito nel registro degli indagati con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nato ad Asmara nel 1975 e vicino al presidente della Camera Laura Boldrini, nel 2015 fu candidato al premio Nobel per la pace in qualità di presidente di Habeshia, associazione che fa da “ponte” telefonico con molte delle imbarcazioni che in partenza dalle coste del nordafrica.

Proprio questa attività è finita nel mirino dei magistrati trapanesi, grazie anche alle testimonianze degli agenti sotto copertura imbarcati sulla nave Vos Hestia di Save the Children. I due poliziotti hanno infatti scoperto l’esistenza di una chat segreta grazie alla quale, ricevendo informazioni sulla posizione degli scafisti, Mussie Zerai le segnalava alle Ong che incrociavano fra Libia e Sicilia.

“Ho saputo soltanto lunedì dell’indagine – spiega Zerai – e voglio andare a fondo in questa vicenda. Sono rientrato a Roma dall’Etiopia di proposito. In passato ricevevo moltissime telefonate ogni giorno. Oggi ne ricevo molte meno, non saprei dire perchè”. Chissà per quale recondito motivo. “Il mio intervento è sempre stato a scopo umanitario”, prova comunque a giustificarsi, cercando di buttarla sullo stesso campo nel quale già Roberto Saviano ha mostrato di incespicare non poco. Peccato (o per fortuna) che il diritto segue presupposti un attimo diversi.

Nicola Mattei

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