Milano, 8 ott – Vittorio Feltri parla dei tristi avvenimenti occorsi a Trieste, dove un immigrato dominicano ha disarmato e ucciso due agenti di Polizia. E lo fa intervenendo alla trasmissione La Zanzara, dove dichiara che “i poliziotti sono intimiditi, questo clima di simpatia che si è creato nei confronti dei delinquenti e contro i poliziotti ha creato problemi agli agenti”.


“Poliziotti costretti a non reagire”

“Questi poveri poliziotti non possono usare le manette nei confronti dei delinquenti se non in casi eccezionali” dichiara Feltri durante la trasmissione radiofonica. “Quando vengono aggrediti non reagiscono perché temono conseguenze negative per la carriera” dice ancora, secondo quanto riportato da Adnkronos: “Questo li porta ad essere intimiditi davanti ai farabutti”. E chiosa: “Se” gli agenti della questura di Trieste “avessero messo le manette, qualcuno avrebbe detto che questo era un piccolo delinquente che andava trattato con i guanti bianchi“.

“Sinistra più propensa ad attaccarli che a difenderli”

Ma non è di certo la prima volta che il fondatore di Libero parla di quanto accaduto a Trieste. Anche nel suo editoriale, immediatamente successivo alla tragedia accaduta, scriveva: “Ci si domanda come sia possibile che giovanotti in divisa, robusti e prestanti, siano stati sorpresi e soppressi da un ragazzotto che aveva appena rubato un ciclomotore o uno scooter. La risposta è semplice ed esaustiva. Il nostro Paese è intriso di cultura di sinistra più propensa a tutelare i criminali che non coloro che li combattono.” Qualcuno ha accostato quanto detto da Feltri alle opinioni di Chef Rubio. Ma il discorso del giornalista nasconde tutt’altra riflessione: ovvero che è la deriva buonista del sistema ad aver armato la mano del dominicano aggressore (che adesso viene giustificato come “insano di mente”).

“No alla retorica di circostanza”

“Un esempio, essi non sono autorizzati a usare le manette se non in casi estremi. Praticamente mai, a meno che non si tratti di portare in galera un cittadino in attesa di giudizio. Basta questo a fotografare l’ assurdità dei regolamenti che, se violati, comportano provvedimenti contro i difensori dello Stato” continua Feltri. “Ciò che complica il lavoro delle nostre guardie è la mentalità di chi li guida frenandone l’attività anticrimine” scrive Feltri, ancora, su Libero. “Poi però, allorché succedono misfatti tipo quello di Trieste, si scatenano il piagnisteo istituzionale, le dichiarazioni commosse, la retorica di circostanza, la voglia di funerali. Tutto questo è rivoltante. Da cinquanta anni e forse più i progressisti gridano ai quattro venti che gli uomini addetti alla difesa dei cittadini siano fascisti e servi del potere quando invece sono costretti a condurre una vita grama. Per di più essi vengono ammazzati e liquidati con una manciata di lenticchie e, nonostante ciò, la gente li guarda dall’ alto in basso quasi fossero esseri inferiori” e in questo, altro che parallelismo con quanto detto da Rubio. Qui, semmai, c’è una critica a chi come lo “chef” invece di tacere un giorno ha voluto subito dire la sua senza avere rispetto di chi aveva appena perso la vita.

Ilaria Paoletti

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