Roma, 16 nov – Donne che odiano gli uomini. Nulla di nuovo, specie di questi tempi: i frutti del “me too” e “non una di meno”, sono infatti ben maturi. Così, sulla scia di questo isterico e inopportuno “girl power”, l’attrice Micaela Ramazzotti si è resa protagonista di un episodio sì ridicolo, ma alquanto esemplificativo.

Mercoledì sera e cena in un ristorante, nel centro di Roma. La Ramazzotti ed una amica hanno già preso posto, quando un ignaro signore (appena varcata la soglia del locale) viene preso di mira dall’ira dell’attrice. Reo, semplicemente, di aver incrociato il suo sguardo. “Ci conosciamo?”, ha chiesto lei: seccata, rabbiosa e con tono di voce decisamente alto. “No, veramente mi stavo sedendo a tavola”, ha replicato il signore che, in compagnia di amici, neppure l’aveva riconosciuta. “No perché ho visto che mi guardava…” ha poi incalzato l’ex moglie del regista Paolo Virzì, creando non poco imbarazzo fra i commensali.


Durante tutta la cena, quasi a ribadire la propria bizzarra interpretazione dei fatti, Micaela Ramazzotti ha poi conversato con l’amica nascondendo persino il labiale: roba da asilo Mariuccia. Terminata la cena, ha così concluso la sua performance da perfetta femminista: “Ma assumere un bodyguard, no?”

Un signore, dopo aver udito la frase stile Wanda Osiris, ha poi replicato: “Micaè…e magna tranquilla!”, raccogliendo  apprezzamenti e le risate dei presenti. “Ma che m’hai guardato”, “Io? Ma chi te conosce?”: le parodie della Ramazzotti, hanno poi concluso la serata. Insomma, un mix di manie di protagonismo e infondato odio verso l’uomo: arbitrario, per partito preso.  Il grande Alberto Sordi avrebbe detto: “Micaè, te c’hanno mai mandato a quer paese?”.

Chiara Soldani

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6 Commenti

  1. Attrice………????? Lasciamo stare , lasciamo perdere e stendiamo un pietoso velo su questo tipico esempio di autoreferenzialità di genere………..il ciarpame che anima il cinema italiano è secondo solo alla zeccosita’ dei centri sociali.

  2. Persone frustrate, che non credono in nulla, rispecchiano fedelmente il degrado attuale. D’altronde la colpa principale è da imputare ai genitori più che a loro.

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