Roma, 14 set – Due notizie, poco importanti in sé, ma decisamente significative dal punto di vista simbolico. Della prima abbiamo già parlato: si tratta dell’espediente della scuola d’arte Emile-Cohl, di Lione, che essendo intenzionata ad aprire una succursale a Los Angeles, ha diffuso una foto promozionale in cui alcuni studenti erano resi neri grazie a un uso sapiente (non tanto sapiente, in verità) di Photoshop. Che figuraccia, una scuola francese piena di soli francesi, meglio cancellare l’onta con il più classico dei casi di blackwashing.

Qualche settimana fa, il Guardian si era posto un problema analogo, ma rispetto alle istituzioni dell’Unione europea. La testata britannica faceva così notare come gli europarlamentari neri siano solo 3 su 751 (tra cui l’indimenticato ex ministro dell’Integrazione italiano, Cécile Kyenge). Caspita che problema: nel Parlamento europeo è pieno di europei! E perché non fare uno scoop sul fatto che anche le istituzioni cinesi, per esempio, sembrano dominate da personalità con gli occhi a mandorla? Al Guardian, la Commissione ha spiegato che nelle istituzioni dell’Ue non vengono raccolti dati sull’etnia dei dipendenti. «Quando assorbi l’ideologia non-ci-interessa-il-colore-della-pelle, stai applicando un approccio che nel migliore dei casi può portare a confusione, e nel peggiore all’ignoranza», ha dal canto suo commentato spiega Sarah Chander di un sedicente European Network Against Racism. Ma insomma, il colore della pelle è importante o no? Semplice: è importante ogni volta che il dato può favorire i neri, è invece un dettaglio ininfluente ogni volta che la cosa non comporti un vantaggio immediato per le “minoranze”.

Ma c’è soprattutto un altro dato che occorre rilevare: la sempre più frequente impressione che essere europei, con le fattezze fisiche tipiche degli europei, sia diventata ormai una colpa. In America lo chiamano “white privilege”, cioè una presunta condizione sociale di vantaggio da parte di chi ha la pelle chiara. La quale, appare ormai chiaro, va contrastata facendo di tale caratteristica somatica una colpa da espiare. Questo la dice lunga anche su tutti i dibattiti sull’immigrazione, sulla necessità di aiutare chi fugge dalle guerre e dalle persecuzioni etc. Non è vero nulla. O meglio, si tratta di una scusa per arrivare a un obiettivo ulteriore, che prescinde largamente dalla condizione personale degli allogeni che si intendono introdurre in Europa. Il punto non è aiutare chicchessia, ma trasformare le nostre società, eliminare la colpa dell’omogeneità etnica in quanto tale. L’immigrazionista non ama l’Altro, semmai odia il Simile. Teniamolo sempre a mente.

Giorgio Nigra

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5 Commenti

  1. Troppi neri anche nell’NBA allora, facciamo le quote bianche?assurdo dove stia arrivando questo razzismo al contrario, il colore importa solo quando fa comodo a qualcuno

  2. White power…………poi ai comunistoidi merdosi lasciamo il catrame………..orgoglioso e onorato di essere bianco, etero e fascio………ovviamente studioso del fascio littorio e dell’unico Dux mai esisto……..anche lui bianco………strano , in Europa ci sono bianchi………molti, però, si vergognano di esserlo……….propongo per questi vigliacchi traditori una migrazione verso l’Africa……… Auguri.

  3. L’idiozia allo stato puro. La falsità di certe persone; che riescono ad inoculare queste idee belle menti più debOli ed impreparate, è senza limiti e spietata ..

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