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Roma, 17 gen – Anche grazie alle inchieste del Primato Nazionale un primo risultato è stato raggiunto: i cinque figli di Francesca Di Napoli non sono stati (ancora) trasferiti in una casa famiglia. Come confermato ieri sera in diretta tv dalla presidente del VII Municipio di Roma, la 5 Stelle Monica Lozzi, “le case famiglia hanno fatto un passo indietro”. I nostri articoli hanno dunque avuto il merito di dare risalto ad una storia dai contorni a dir poco inquietanti: quella di una famiglia normalissima, di una madre lavoratrice, vittima di una vera e propria persecuzione dei servizi sociali. Una famiglia distrutta, tre figli destinati ad una struttura e due ad un’altra, sulla base di accuse false ed una serie evidente di forzature.

La telefonata in diretta di Mauro Antonini

Ieri il minisindaco del più popoloso municipio della Capitale era ospite della trasmissione “Roma di sera” per una linea in diretta con i cittadini. Tra le telefonate c’è stata quella di Mauro Antonini, candidato nel 2018 alla presidenza della Regione Lazio per CasaPound, che ha chiesto direttamente alla Lozzi di esprimersi sul caso di Francesca Di Napoli, definendo l’impianto inquisitorio “molto dubbio”. La presidente del VII Municipio di Roma ha confermato di conoscere il caso e di aver letto i nostri articoli, dando questa notizia: “La vostra opposizione ha fatto fare un passo indietro alle case famiglia che erano state trovate, quindi in questo momento i servizi sociali stanno cercando altre case famiglia”.

Lo strano passo indietro delle case famiglia

Una notizia non di poco conto. Perché questo passo indietro? Il nostro blitz e la ribalta mediatica generata, rischiano di far venire allo scoperto alcune possibili forzature dell’assistente sociale Maria dell’Abate e in generale del servizio sociale del VII Municipio? E’ un caso che circa una settimana fa la cooperativa Ermes – che ha l’appalto per la gestione nel Municipio del servizio che si occupa dei minori che sono sotto osservazione dell’autorità giudiziaria – abbia pubblicato un annuncio lavorativo in cui si cerca “urgentemente un assistente sociale da inserire nel 7° Municipio di Roma nell’area Minori Autorità giudiziaria”? Ecco l’immagine che lo testimonia.

La presidente del Municipio non si è limitata a fornire questa notizia importante, ma ha risposto ad Antonini ribadendo la versione del servizio sociale del territorio che lei stessa amministra. Ha citato le varie ordinanze del Tribunale dei minori, tra cui il rigetto, arrivato pochi giorni fa, del ricorso in appello presentato dai legali della famiglia Di Napoli. Mauro Antonini ha chiesto informazioni rispetto al ruolo di Maria Dell’Abate, l’assistente sociale che più di tutti ha spinto per l’allontanamento dei figli dalla madre. “E’ o no un assistente sociale del vostro Municipio? (come viene riportato nelle carte processuali, ndr). E perché le relazioni vengono firmate con il timbro della cooperativa Ermes?”.

Qual è il ruolo della cooperativa Ermes?

La presidente Lozzi ha risposto così: “No, Maria Dell’Abate appartiene ad una cooperativa che ha vinto il bando del servizio Gil, che è il servizio che si occupa dei minori che sono sotto osservazione dell’autorità giudiziaria”. Eppure, da quanto avevamo scoperto, Maria Dell’Abate sembra essere un po’ più di una semplice assistente sociale, visto che in questa gara d’appalto per il Comune di Ciampino del 2013 sul progetto “Passo dopo passo”, figura come la rappresentante della cooperativa Ermes Onlus, delegata dal legale rappresentante Salvatore Di Maggio (poi arrestato nel 2016 nell’ambito di una inchiesta sulla gestione “alla Buzzi” dei campi rom).

La Lozzi promette un incontro

Il dialogo tra Antonini e la Lozzi finisce con un impegno da parte della presidente pentastellata: “Io l’attendo in Municipio così ne parliamo di persona. Se lei mi viene a trovare anche in questi giorni basta chiamare in presidenza”. L’invito è stato subito raccolto da Antonini e vi aggiorneremo in merito. Sperando che la presidente Lozzi estenderà l’invito anche alla famiglia Di Napoli. Francesca ha il diritto di essere almeno ascoltata.

Davide Di Stefano

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