Roma, 19 giu – Vittorio Feltri definì Milano “un vivaio di finocchi” e, in mezzo al vociare indignato, non è stato possibile verificare la notizia. Certo è che la capitale del Nord si trasformerà a breve nel palcoscenico della vastissima comunità Lgbtq grazie alla “Pride Week”, la settimana dedicata all’orgoglio omosessuale. L’evento avrà dimensioni esorbitanti, come ad esempio la parata conclusiva del 29 giugno che, a detta degli organizzatori, vedrà la partecipazione di 250mila persone. Neanche una rock star saprete far di meglio, ma si sa, la sinistra è capace di numeri imprevedibili quando si tratta di sventolare in maniera grottesca l’attività sessuale che taluni esercitano dentro le proprie mura domestiche.

Il diritto al vittimismo

È il giochino del “noi garantiamo più diritti degli altri”, omettendo appositamente che in Italia nessun omosessuale subisce alcuna privazione di diritti e libertà, sia perché la Costituzione recita che siamo tutti uguali di fronte alla legge, sia perché (si sturi le orecchie chi fa finta di niente) la genitorialità non è un diritto bensì un dono, una possibilità. Il vittimismo tipico delle comunità Lgbtq è fastidioso perché propedeutico a trasformare costoro in soggetti speciali intoccabili verso cui nessuno può muovere una critica, mentre, al contempo e al contrario, essi possono straparlare in qualsiasi modo creando il clima da “caccia all’omofobo”. E omofobo è chiunque non si allinei al loro predicozzo e alle loro urla isteriche, proprio come accade con l’antifascismo che etichetta come fascista chi non accetta di genuflettersi alla sua propaganda. Tutto accade, accadeva e accadrà nel nome della democrazia e della libertà. Ma questo cascame di sinistra, questa frattaglia di post-comunismo patinato vive in funzione della precisa negazione dei due valori di cui sopra.


E difatti gli organizzatori prevedono sia “un mare di persone” e “un grido di protesta contro il crescente clima di discriminazione e di violenza sia fisica sia verbale degli ultimi mesi”. Dunque la loro marcia su Milano verrà effettuata nel nome del rispetto senza però indicare quali siano le forme di degrado morale che questi supereroi si accingono a combattere. E possono permettersi di smerdare una città e un paese interi perché in questo lato di mondo violento e discriminatorio è una fortuna convertirsi alla fede omosex, entrando a far parte dell’universo da copertina di chi si erge a vittima. E anche questo è un genere di doppiopesismo assolutamente insopportabile, una miopia grottesca che rende chiaro il gioco diffamatorio intrapreso contro l’anticonformismo.

Contraddizioni chic

Il sindaco Beppe Sala, che dopo due anni di sfilate non potrà partecipare al corteo di quest’anno, tiene a sottolineare che “Milano deve più che simbolicamente fare la sua battaglia perché tutti abbiano il diritto di esprimere la propria sessualità. Penso che sia uno degli elementi fondamentali e la caratteristica di Milano: diritti e doveri, però i diritti ci sono sempre e comunque”. E che “sono sempre stato protagonista del Gay Pride con grande gioia, anzi per me sono stati momenti anche di grande orgoglio. La sensibilità di Milano su questo tema è totale”. E chi sta rappresentando in questo caso, la città che governa o il proprio piccolo orgoglio da uomo e amministratore mainstream, grancassa mediatica e politica di questi operatori dell’ovvio, del benecomunismo, dell’erogazione di diritti a piene mani al nuovo proletariato chic che lascia ai propri figli ancora bambini la decisione su cosa essere: un uomo o una donna?

A naso, ci permettiamo di scommettere che dai quartieri multietnici popolati in buona parte da islamici nessuno si accoderà al corteo arcobaleno di cui la Milano di Sala pare vada tanto fiera. E se al mondo Lgbtq stesse davvero a cuore la propria libertà sessuale, dovrebbe porsi prima di tutto l’interrogativo su come convivere con le aree di stranieri abituati a non concepire certe libertà e tantomeno quella di portarsi a letto un po’ chiunque, evitando l’isterismo zuccheroso di chi ha perso, oltre al buon gusto, anche il buon senso.

Lorenzo Zuppini

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  1. Analisi inconfutabile, anch’io mi sono chiesto più volte come possano, questi appartenenti e sostenitori del movimento ” arcobaleno “, non rendersi conto che queste continue iniezioni di masse africane e islamiche porteranno alla loro persecuzione. Conosco l’Africa e posso assicurare che nella totalità delle nazioni, l’omosessualità è osteggiata se non addirittura perseguita penalmente, neanche da menzionare il punto di vista islamico, credo noto a chiunque; quindi, è più che lampante, se si è dotati di un minimo d’intelletto, capire che questi ” indottrinati ” dalle sinistre, sono totalmente privi del discernimento da non comprendere che i talebani dell’immigrazione sono coloro che li condanneranno all’oblio. Con noi caucasici possono trovare un dialogo, e anche chi non li sopporta li può tollerare, ma con le loro tanto care ” risorse ” prenderanno solo calci nel sedere; sono talmente ottenebrati da non realizzare che i loro leader li stanno conducendo verso un baratro, altro che unioni civili e adozioni. Si dovranno destare e rendere conto dell’errore che hanno fatto, ma, a quel punto, saranno già costretti a vivere celando le loro propensioni solo per poter sopravvivere.

    • E’ una epidemia ,qualche cosa non funziona piu’ nel nostro cervello ,non e’ proprio possibile che questi depravati siano oramai diventati milioni ma vi sembra logico che dio nostro signore vuole tutti questi maialini ?? e’ chiaro che trattasi di comportamento per andare contro dio e contro la natura stessa oppure malattia grave psichiatrica.

  2. E’ preoccupante come una malattia psichiatrica come questa si tende a farla passare per normalita’,ma vi sembra normale tutti questi depravati che manifestano? dio ci ha creati maschi e femmine il resto e’ malattia psichiatrica da curare .ma anche l’illustrissimo professor bruno lo ha detto.

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