Roma, 12 gen – Dopo il caso dell’Ocean Viking, ora è il turno della Geo Barents di sbarcare nel porto di Ancona.

Lo sbarco della Geo Barents

La nave Geo Barents di Medici Senza Frontiere aveva attraccato nel molo del capoluogo dorico già nella tarda serata di ieri, mentre le operazioni di sbarco dei 73 immigrati a bordo sono cominciate questa mattina. Per un totale di 110 in appena due giorni. Infatti, è il secondo approdo in pochissimi giorni di una nave Ong ad Ancona. Ieri era stata l’Ocean Viking della Ong Sos Mediterranée a fare scalo e portare a terra il suo “carico” di 37 immigrati. La scelta della città marchigiana come porto sicuro è un effetto diretto del nuovo “codice di condotta” introdotto dal governo e appare come un tentativo di alleggerire i porti del meridione dalla pressione dei continui sbarchi delle navi Ong.

Le polemiche di Medici Senza Frontiere

A non gradire l’indicazione di Ancona come porto di approdo è stato il personale di Medici Senza Frontiere, lamentandosi per la distanza dal luogo di intervento e soprattutto per il maltempo che avrebbe causato mal di mare e difficoltà ai migranti a bordi e all’equipaggio. Per Fulvia Conte, responsabile dei soccorsi a bordo, si sarebbe trattato di “un’inutile sofferenza che si aggiunge quella che hanno sopportato i migranti fuggiti dalla Libia dove sono stati torturati. Potevano essere evitati con l’assegnazione di un porto più vicino di Ancona”. Dello stesso avviso è il capomissione Juan Matias Gil: “Il meteo avverso era previsto, molto brutto, onde oltre 3 metri, ci sono persone infreddolite, ammalate, indebolite, nausee e sofferenze anche tra membri del nostro equipaggio, persone abituate al mare”. Insomma, i membri delle Ong continuano a vedere il Mediterraneo come il proprio personale Far West e ogni intervento del governo come un’intromissione inaccettabile. Il presidente dell’autorità portuale di Ancona, Vincenzo Garofalo, ha invece espresso la propria soddisfazione, parlando di “gestione ben pianificata”.

Michele Iozzino

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